Uscendo dallo stand di Wilier, al Cosmo Bike di Verona, pensavo che quella è proprio una bella azienda. Una bella azienda non è quella che fa solo bei prodotti ed è economicamente sana. Una bella azienda esprime sempre un suo modo molto personale di muoversi e di stare sul mercato.

E in questo Wilier nel panorama delle aziende di biciclette d’alta gamma è davvero unica. Con i suoi quaranta milioni di euro di fatturato non ha certo una dimensione artigianale, ma dell’artigianato conserva l’amore ossessivo per il prodotto, l’ostinazione nel migliorare, immaginare soluzioni sempre nuove che spesso nascono direttamente da chi lavora in officina, da mani sporche d’olio con una sapienza che nessun computer può eguagliare. Tutti quelli che lavorano in Wilier (almeno tutti quelli che ho conosciuto io) “pedalano”, e tutti sono tester dei prodotti che l’azienda mette in catalogo.

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Ma nello stesso tempo Wilier innova anche come una grande azienda multinazionale: spende molto poco per la comunicazione, e moltissimo per la ricerca e sviluppo. Come dire: poco fumo e molto arrosto. Cosi, accanto ai nuovi modelli Gravel pensati, disegnati e perfezionati  sul campo, e poi messi a punto direttamente in bottega, si affiancano innovazioni spaziali come la Cento 10air, il top di gamma del catalogo 2017, una bici da strada studiata nei minimi particolari con algoritmi di ingegneria aereonautica per limitare al massimo la resistenza dell’aria.

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I fili sono tutti a scomparsa, il profilo dei tubi è disegnato per offrire la minima resistenza all’aria (e mi spiegano che non sempre la dimensione della sezione di un tubo sia correlata con la resistenza all’aria), cosi come il profilo dei cerchi e lo spazio fra ruote e forcelle, studiate anche loro per minimizzare le turbolenze. Il tutto con una pulizia di linee e una eleganza davvero emozionanti.

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Ma forse ancora più emozionante è parlare con chi in Wilier ci lavora. Ho fatto due chiacchiere con l’Agente della Lombardia: ” le nostre non sono belle bici, sono le bici più belle del mondo. Sono venti anni che lavoro qui, e non sarei restato tutto questo tempo se non fossi innamorato di questo prodotto”. E poi il responsabile comunicazione, giovane e con un fisico da 20.000 chilometri all’anno, che ti racconta tutti i prodotti esposti come se fossero figli suoi.

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Forse è questo l’ingrediente più importante di una “bella azienda”, cioè l’amore di tutti coloro che ci lavorano per il lavoro ben fatto, l’orgoglio di far parte di un team in cui tutti si sentono protagonisti, e il desiderio di fare sempre meglio, sempre meglio.

Come nelle migliori Squadre Corse.

 

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