Prendete una bici da corsa, aggiustate il telaio in modo da stare un po’ più comodi e allungate il carro posteriore per aumentare la tenuta di strada. Poi montate copertoncini tassellati e più spessi di quelli che usate di solito, e aggiungete del peso  (dimoio!!!) alla bici per renderla più robusta ( e infinitamente più economica). Questa è una bici “gravel”.

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Ora prendete un ciclista da strada, toglietegli l’ossessione per i tempi e le prestazione, sostituite alla nevrosi di andare in bici la gioia di andare in bici, ricordategli che un paesaggio non è solo una % di dislivello da superare, offritegli un bicchiere di vino e buttategli nel cesso il beverone isotonico che ha nella borraccia. E spiegategli che si può essere tostissimi anche se la propria massa grassa supera il 9%, o anche se (addirittura!) non si è mai calcolato quale sia la propria “massa grassa”. Questo ciclista in genere continua a vestirsi in Lycra  quando pedala, ma comincia a pensare che anche la camicia di flanella di quando andava in montagna funziona bene.  Questo è un ciclista “gravel”.

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Poi bisogna trovare un percorso fatto di strade asfaltate poco frequentate, sterrati veloci, strade bianche, boschi lungo il fiume, sentieri che si perdono nel bosco, dolci pendii erbosi dove le strade proprio non ci sono. E magari un ruscello da attraversare con la bici in spalla (e i piedi a mollo).

Ecco: questo è un giro “gravel”.  Che ti fa ricordare quale è il vero piacere di pedalare,  il senso di libertà che  si intreccia all’avventura, dove il cuore pompa per avere emozioni e non per sfornare statistiche sulla velocità media , la pedalata media, la pendenza media. Non ti aspetti la doccia calda alla fine della pedalata, ma una birra fredda da ingollare parlando con gli amici che ti sei fatto durante il raid: già, perché se fai una gravel mentre pedali ti capita anche di fare due chiacchiere e di conoscere qualcuno che sta pedalando con te. Tanto alla fine non ti aspetta nessuna classifica, e il microchip alla ruota non si è sostituito al tuo cervello.

 

Qualche giorno fa un Antonio ( nato in Sicilia, coniugato con Austriaca, residente in Svizzera, amico di Abruzzese: ho detto tutto) mi segnala una “gravel race” nel parco del Ticino: Toccinasco Pavia a /r.  Poi lui non è venuto ( era il compleanno di un suo figliolo e l’amore paterno ha prevalso su  quello per la bicicletta, fortunally). A farmi la ToPa sono andato con un suo amico, che avevo visto qualche mese prima, Massimo, che in Italia è il Guru del gravel, il Mahatma del brecciolino, il Profeta dello sterrato.  Abbiamo pedalato per cento chilometri fra campi di frumento, pioppeti, boschi, radure.

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Abbiamo seguito il Ticino e le sue acque lente e maestose. Abbiamo pedalato nel fango, nella sabbia, tirato ( lui) in scia (io) su qualche tratto asfaltato, attraversato un guado ( (Massimo ne ha attraversati due, uno dei quali inutilmente: se no che Profeta del gravel sarebbe). Abbiamo aiutato tre volte un signore che si era aggregato a noi a cambiare la camera d’aria ( in una Gran Fondo se fori ti finiscono con un colpo alla nuca, come Galeazzo Ciano) e mentre lavoravamo di pompa e copertoncini ci siamo goduti il rosso antico delle foglie tinte da questo presagio di autunno.  

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E c’era il fruscio della ghiaia sotto le ruote e   l’atmosfera strana  di chiatte abbandonate lungo l’argine, chiuse arrugginite, fabbriche di mattoni rosse  che ci sfrecciano accanto mentre filiamo via veloci.

Poi Pavia, col suo Ponte magnifico, le case piccole e colorate lungo il fiume, il parco urbano verdissimo e pettinatissimo che sembrava di stare a Copenaghen. E la cupola rinascimentale in fondo, tanto per ricordarci che l’Italia è natura fastosa, e cultura preziosa.

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Cento chilometri magnifici, con gente simpaticissima. Era buona anche la salamella alla fine del raid, e simpatici tutti quelli che hanno organizzato la ToPa. E che stanno pensando, per il prossimo anno, a una Super ToPa (con rispetto parlando). Ci stiamo pensando anche noi  (con rispetto parlando).

Ma per descrivervi meglio la giornata di ieri e l’atmosfera (la “cultura” direbbe qualcuno) di questo nuovo ciclismo ancora in uno stadio semiclandestino,  lascerei la parola ad alcuni passaggi del regolamento, e ad alcune precisazioni che Ercole, l’organizzatore del raid, ha ritenuto di dover fare:

dal Regolamento del ToPa Raid 2015:

“…L’iscrizione è libera, e aperta a tesserati e non (insomma chiunque stia bene). La partecipazione sarà a squadre di due ciclisti (c’è da attraversare una porticina in un cancello e bisogna essere in 2 se riusciamo a farcelo aprire sarà più comodo comunque si può fare anche da soli),  se siete soli non vi mandiamo via, alla partenza potete sempre trovare un compagno (compagna…) che vi dia una mano, e che possa chiacchierare con voi durante la pealata.

L’iscrizione si effettua per email all’indirizzo Topa@teambike24h.com allegando il Modulo debitamente compilato (ricordatevi poi di portarcelo quando venite all’iscrizione) se siete da soli scrivetecelo e vi troveremo un socio/socia per la gara.

Non ci sarà ne numero ne pacco gara da ritirare sul posto, ma si dovrà solamente confermare la propria presenza (serve per la birra, se ne avanza troppa ci tocca berla tutta a noi).

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Dalle “chiose al regolamento”

Ciao!
Il numero attuale delle adesioni va oltre ogni rosea aspettativa per essere la prima edizione, e sono grato a tutti coloro ci hanno dato fiducia.
C’è però una cosa che bisogna ti chieda:
hai letto il regolamento?!
Se ti sei già iscritto: formalmente sì, ma è bene che tu vada avanti a leggere.
Se non ti sei iscritto e sei lì per farlo a maggior ragione prosegui prima di fare qualsiasi cosa.
Di che sto parlando?
In questi giorni richieste ricevute attraverso vari canali ci fanno intendere che potresti far parte di quel nutrito gruppo che il regolamento nemmeno lo ha aperto. 
E’ bene quindi che ti ribadisca alcuni concetti chiave:
Non è una gara, non è una granfondo, non ci sono numeri, pettorali, esposizione di lucide bici, signorine ammiccanti, altoparlanti, odore di canfora, tenzoni per il mezzo più bello, il casco più lucido, le gambe meglio depilate, podi, prosciutti in regalo, premi per chi ha gli occhi più azzurri, per il più simpatico, per i più numerosi o per chi usa 1, 10, 100 o 1000 velocità. Non ci sono tavolate, pasta party, code al pasta party, code per le code al pasta party, non ci sono nemmeno le docce calde e chi ti passa la saponetta.
E quindi?
quello che ti aspetta è una giornata di sterro, gravellone, sabbia, bosco, radici, probabilmente fango e qualche guado, qualche cane arrabbiato, una giornata di amicizia, di rispetto reciproco, di tolleranza , di autosufficienza, un respiro di 100km , una birra, un panino in compagnia per sugellare il tutto e complimentarsi per chi avrà avuto le forze per farsi la To.Pa. sino in fondo.
(per inciso la quota di iscrizione oltre a coprire la bevuta finale consente la fruizione dell’area a noi riservata appositamente come base di appoggio all’interno di area protetta)
Ergo, se non ti ritrovi con questo spirito, se c’è qualcosa che non ti convince, beh, pensaci due volte, può essere non faccia per te.
Se invece stai pensando che sono un presuntuoso perchè sto mettendo in chiaro cose che non dovrei nemmeno ripeter, allora ti aspetto a braccia aperte per una giornata di sport.”
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