Questa è una storia di  bici, amiche, Toscana e pannelli solari. La mia migliore amica si chiama Lillan, e abita a San Donato in Collina, a 20 minuti da Firenze. Vive in una torre del millecento che ha ereditato senza però ereditare i soldi per restaurarla. Lo ha fatto lo stesso, pian pianino, usando budget ridicoli man mano che li metteva insieme.

La torre, fuori.

La torre, fuori.

La Torre, dentro.

La Torre, dentro.

Adesso quella torre è un po’ la casa di Pippi Calzelunghe, un po’ un luogo poetico che chi lo visita non ci crede, ma sopratutto è la casa di una delle più belle famiglie che io conosca. Perché Lillan ( contro ogni previsione, essendo stata una donna piuttosto irrequieta) si è sposata e ha fatto due bambini, che ormai bambini non sono più. Il secondo personaggio di questa storia è Marco, detto Cpt. Findus perché ha passato due terzi della sua vita a portar barche a vela in giro per gli oceani per conto di gente col grano (uno di questi è stato Bertelli, che lo chiamò per entrare nella squadra della prima, leggendaria Luna Rossa. Non so se mi spiego). Gli americani direbbero che Marco ha una faccia “weathered”, cioè tatuata dal vento e dalle intemperie. Una cima impazzita gli ha anche tatuato la mano, strappandogli un dito (che però, per i miei figli e tutti i bambini che incontra, fu mangiato da uno squalo bianco durante un corpo a corpo. Alla fine Cpt. Findus quello squalo se l’è mangiato, naturalmente).

il dito mangiato dallo squalo bianco

il dito mangiato dallo squalo bianco

Ma le caratteristiche più importanti di Marco sono altre ( almeno per me) : è il marito di Lillan, dice una parola ogni cento minuti dove io ( e, invero, anche la mia amica) diciamo cento parole in un minuto. E oltre ad andare in barca a vela va in bicicletta. Lillan e Marco hanno messo in piedi una singolare agenzia al servizio di turisti, perlopiù stranieri, che da Firenze vogliono farsi un giro fuori porta: li ospitano nella loro torre, gli insegnano a fare i ravioli a mano e cucinano per loro. Si chiama “accidental tourist” e se guardate le recensioni su trip advisor verrà anche a voi voglia di andare. Lo scorso week end sono stato da loro con la mia famiglia. Sabato con i tuoi, cioè con mogli e figli in gita a Gaiole & dintorni, e domenica con chi vuoi: cioè con  Marco e un suo amico, Federico, a fare un giro in bici bellissimo. “Una favola” direbbe Marco, che usa questa esclamazione per commentare un buon vino, un buon libro, un buon pecorino, una bella barca e un bel fondoschiena. Da San Donato abbiamo pedalato verso il Chianti Rufina,  che con le sue colline irsute si spinge fino alle porte del Casentino. Ottanta chilometri, 1700 metri di dislivello pedalando quasi sempre su strade zitte che tagliano paesaggi molto diversi fra loro. Le campagne e i vigneti delle colline a sud di Firenze, meno pettinate dei colli di Greve e Gaiole, sono luoghi dove la foresta e il cinghiale ancora contendono il territorio a vigneti e ulivi. vigneti & cinghiali

gente a cavallo.

gente a cavallo.

Ci siamo arrampicati su strade di crinale, per scoprire  la valle coperta da un mare placido di nuvole bianche e vapori del mattino.

Valle e nebbia

Valle e nebbia

Marco pedala ( e corre a piedi) come un treno, ma il suo amico di più, e la cosa incredibile è che abbia cominciato solo due anni fa, per mettere giù i suoi  molti, moltissimi chili di troppo.  Adesso non lo tiene più nessuno : ultra marathons, gare di orienteering e di rogaining che è una caccia al tesoro in mezzo alla natura dove con carta, bussola, scarpette da ginnastica e una mtb passi un giorno intero alla ricerca di piccoli segni, nascosti dagli organizzatori, nel bosco, fra i bricchi, lungo greti di un torrente, anche fra le pieghe di una parete rocciosa su cui arrampicarsi. Una di quelle cose che in America sono già di gran moda e che in Italia esploderanno fra un paio di anni. Quindi se volte dire fra un paio d’anni “Rogaining? Lo facevo quando qui in Italia neanche sapevate cosa fosse”, andate qui, e iscrivetevi al primo campionato nazionale. Con una avvertenza: non è uno sport da signorine.

Federico, l'e paffutello

Federico, l’ex paffutello

Ho fatto un sacco di foto durante questo giro con il mio smartphone, e ho tenuto anche acceso google map. Ma la batteria non mi ha abbandonato. E qui entra in gioco l’altro protagonista di questa storielletta: avevo sulle spalle un piccolo zaino. Ben fatto, certo, ma apparentemente un piccolo zaino ben fatto come tanti: ma sulla parte esterna l’Azienda che lo ha prodotto (la Scicon, che per chi mi segue comincia a diventare una vecchia conoscenza) ci ha montato un pannello solare (non una cineseria, un pannello solare di quelli veri ) che mentre pedalavo caricava un accumulatore che a sua volta restituiva energia al mio cellulare.

lo " zaino solare"

lo ” zaino solare”

D’inverno porto sempre con me uno zainetto, che contiene di solito una maglia di ricambio, un guscio antivento felpato, un cappellino di lana, un panino col capocollo e/0 caciocavallo  e questo zaino, che mi hanno dato per un test, mi è sembrato fatto bene, e fatto da gente che sa a cosa serve uno zaino, dove deve avere tasche e taschette, quale ergonometria seguire per non pesare sulle spalle mentre si pedala. Ma per me, allergico all’eccesso di tecnologia, quando mi hanno presentato addirittura un pannello solare montato sullo zaino mi è sembrato troppo… e  non ho avuto il coraggio di confessarlo al titolare dell’Azienda che con tanto entusiasmo me lo dava da provare.

Il super zainetto ( ...che neanche Mission impossible...)

Il super zainetto ( …che neanche Mission impossible…)

E invece scattare tutte le foto che ho voluto, seguire l’itinerario su Google Maps senza rimanere in panne con l’Iphone mi è sembrato davvero comodo. Addirittura impagabile, se mi fossi trovato alle 8 di sera nel cuore della Barbagia con una gomma a terra, l’ultima camera d’aria di scorta già utilizzata, e senza un cellulare carico da cui chiamare per avere un passaggio (mi è successo….). Se le foto che state vedendo vi sono piaciute dovete ringraziare lui, il solar backpach Solargenome : una favola, direbbe Marco. Per me, ormai, un piccolo lusso irrinunciabile.

Torniamo al giro: Federico è tornati indietro,  io e Marco abbiamo continuato per Valle Ombrosa, che sembra il posto peggiore del mondo da scegliere per testare uno zaino a energia solare. E in realtà a Novembre lo sarebbe se non avessimo trovato una giornata di sole gloriosa che ci ha accompagnato, appunto, anche salendo lungo il Passo di Vallombrosa. Che, tra l’altro, è uno dei passi storici del Giro d’Italia. Lì  il paesaggio collinare è diventato paesaggio alpino, e lo è diventato all’improvviso: larici, odore di funghi, terra umida e il silenzio di un tempio pagano dove ogni tronco d’albero è una colonna proiettata verso il cielo.

verso il Passo di Valle Ombrosa

verso il Passo di Valle Ombrosa

Il silenzio, durante certe salite in bicicletta, è un incanto che neanche io, con le mie chiacchiere, ho la sfrontatezza di violare. E’ come percepire la quiete del mondo prima dell’Uomo, una quiete saggia e indifferente che ridicolizza bonariamente i nostri affanni. E’ l’epifania di qualcosa che ormai non riusciamo più a sentire e che torna improvvisamente a commuoverci e a consolarci. Dopo salite come queste arrivo in vetta e continuo a tacere. O a sorridere vagamente  imbarazzato. In cima al passo non troviamo altri alberi o radure: c’è l’abbazia benedettina di Vallombrosa, fondata nel 1058 e ricostruita nel suo aspetto attuale dopo il 1700.  Queste cose te le regala solo  l’Italia: natura incontaminata e cultura raffinata, insieme. Per la cronaca, e per concludere, i Benedettini hanno conservato e protetto dalle invasioni barbariche del tardo impero i grandi incunaboli del nostro Occidente, le opere di Aristotele a Platone, di Tacito a Cicerone, Sofocle e Lucrezio. Senza il lavoro di questi frati non saremmo, oggi, quello che siamo.

Il monastero di Valle Ombrosa. E Marco "weathered"

Il monastero di Valle Ombrosa. E Marco “weathered”

Il Giro : Partenza da San Donato in Collina verso Pontassieve passando per Le Corti, Bombone, Torri, Rosano. Da Rosano si prosegue in direzione Rufina Poi, da casi e Falgano, si sale fino a Diacceto e si prosegue verso Pelago, Fino a Tosi. Da li si attacca la salita di valle Ombrosa. Arrivati all’abbazia si scende fino a  Saltino, Pietropana e poi Sant’Agata, fino a Cancelli. Poi Leccio, Cellai, Troghi, e finalmente San Donato.

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