Quando due anni fa sono andato per la prima volta a pedalare con la famiglia in Austri percorrendo la  ciclovia lungo il Danubio Linz –Vienna ho capito due cose: che l’Italia sul cicloturismo ha ancora una strada lunghissima da fare (questa è la cattiva notizia) e che però, se guarda l’Austria, sa esattamente dove andare (e questa è una buona notizia, perché bisogna limitarsi a “copiare”).

L’Austria, per un ciclista italiano, è un sogno ad occhi aperti: migliaia di chilometri di piste ciclabili in sicurezza, tenute  con la precisione un filo ossessiva dei nostri concittadini europei; laghetti balneabili, parchi giochi, birrerie e tutta la storia dell’Impero Austroungarico che scorre insieme a te lungo il percorso, mentre pedali. Hotel e b&b organizzati per accogliere i ciclisti, con spazi dedicati al parcheggio, ciclo officine per la piccola manutenzione, bici ed e-bikes perfette da affittare, prezzi sempre onesti  (onestissimi).

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Niente di strano che  quest’anno abbia deciso di tornarci: i bambini sono cresciuti e sono ormai in grado di affrontare anche qualche salitella, il Danubio già lo abbiamo “ pedalato” e quindi ci siamo orientati verso il tirolo austriaco, a pedalare fra valli inondate dal sole e passi alpini mozzafiato. Non abbiamo ancora deciso dove andremo, ma ho cominciato a navigare su internet, e voglio condividere con voi quello che ho scoperto.

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Bene: la rete delle ciclopiste del tirolo austriaco è lunga 980 chilometri lungo tre direttrici: la ciclabile della Drava, al ciclovia dell’Inn e la Claudia Augusta.

Oggi parliamo della ciclabile della Drava ( la chiamano anche la “San Candido – Lienz) considerata un grande classico del cicloturismo per famiglie. 

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La pista ciclabile della Drava scorre ( indovinate un po’?) lungo il fiume Drava.

Dalla Val Pusteria nell’Alto Adige e l’Alta Val Pusteria nel Tirolo Orientale, attraverso la Carinzia  fino Maribor, in Slovenia.

Sono  366 km che si snodano lungo zone molto note, ma anche attraverso piccoli tesori di paesaggio e territorio ancora nascosti fra le pieghe delle Alpi.

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La prima parte della ciclovia è più indicata per le famiglie, quasi tutta in pianura o con piccoli dislivelli facilmente superabili. La seconda parte, che dall’Austria porta in Slovenia, è per ciclouristi dalla gamba robusta, e per biciclette adatte anche a tratti sterrati . 

La prima tappa, Dobbiaco – Lienz,  (la più frequentata e accessibile …forse perché è sempre in leggero falso piano in discesa?) porta fino ai piedi delle Dolomiti nella Val Pusteria, con la bella cittadina di Lienz e il suo castello di Bruck che ospita il museo del Tirolo Orientale.

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Fin qui la Drava è un impetuoso torrente alpino, adesso diventa fiume ampio e lento, e la valle intorno si allarga, ad ospitare innumerevoli, caratteristici paesi.

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Ma una volta entrati in Carinzia l’asfalto lascia il posto ad uno sterrato regolare, con qualche tratto su strada forestale più dissestato. La pista passa per Spittal , col suo Millstättersee, un lago alpino balneabile con piscine attrezzate ( e qundo gli austriaci dicono “ area attrezzata”, l’area è davvero attrezzata).

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Da Spittal si prosegue fino a Villach, lungo una tratta interamente pianeggiante e una Drava sempre più ampia e placida, poi verso Feistritz e Volfermarkt fino a Maribor.

E se  vi piace andare un po’ a zonzo avete l’imbarazzo della scelta: intorno alla dorsale principale si diramano innumereovoli altre ciclovie secondarie.

Dimenticavo: per chi non intende percorrerla interamente, si possono coprire alcuni tratti con il treno, il traghetto o con i Drauradwegbus, autobus lungo la ciclabile. Dire che i treni sono frequenti, puntuali e adatti ad accogliere sia il ciclista che il suo mezzo, magari è scontato. Ma io lo scrivo.

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Questo è il primo di una serie di articoli che dedichiamo al Tirolo austriaco, che è riuscito a creare benchmarks straordinari per ogni tipo di cicloturismo. Nelle prossime puntate parleremo di altre grandi classiche ciclovie da famiglia, ma anche di sontuositour per ciclisti da strada molto allenati, e per mountain bikers.

La foto di copertina è di Francesco Caracciolo

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