Che l’Italia non sia un Paese bike-friendly è cosa piuttosto nota, basta dare una rapida occhiata alle nostre città e alle loro strade, alla scarsità di zone 30 (dove pedoni e ciclisti sono padroni di case, e le automobili ospiti ),  all’assenza di piste ciclabili per rendersene conto. Eppure, nel giorno degli innamorati da Copenhagen è arrivata la mesta conferma che, almeno apparentemente, ha mosso animi e sollevato polemiche più di quanto non abbia mai fatto il senso comune: secondo il Copenhagenize Index, un insieme di parametri, 13 in totale, in base a cui premiare le amministrazioni più impegnate a diffondere l’utilizzo di ruote e pedali in città,  sono appena venti le città del mondo amiche della bicicletta e nemmeno una è italiana.

The Copenhagenize Index 2013

Amsterdam, Copenhagen, Utrecht, Siviglia, Bordeux, Nantes, persino Tokyo e Nagoya, gigantesche metropoli asiatiche, mostrano più attenzione ai ciclisti di quanto non facciano le nostre amministrazioni, così scarse in questo senso da aver costretto Marina Sereni, vice presidente della Camera dei Deputati, a snocciolare parole come fossero promesse di facile mantenimento. “Rispondere agli oltre 7milioni di ciclisti abituali, che diventano 11 se si sommano agli occasionali, è quasi un obbligo per noi che siamo in Parlamento”, ha detto l’esponente del Pd dopo aver letto nero su bianco i tragici risultati del rapporto danese, “È giunto il momento di riconoscere, ad ogni livello politico e amministrativo, la mobilità ciclistica non solo come parte integrante della moderna mobilità quotidiana ma come soluzione efficace e a impatto zero per gli spostamenti cittadini personali su mezzo privato. Deve essere riconosciuto l’elevato valore sociale della mobilità ciclistica. Ne devono essere promossi lo sviluppo e la tutela, purtroppo nel nostro Paese lungamente sottovalutati e anzi depressi dall’attenzione centrata esclusivamente sulla mobilità a motore”.

Speriamo solo che come in tutte le migliori favole gli ultimi (o, nel nostro caso, i non classificati) possano essere i primi.

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