Attraverso un amico di pedali sono entrato in contatto con una grande Azienda che produce accessori per ciclisti viaggiatori, la SciCon. Mi hanno spedito una borsa da viaggio portabicicletta e mi hanno chiesto di parlarne su questo sito. Quello che state leggendo è quindi proprio ciò che avete immaginato guardando la foto di apertura: un consiglio per gli acquisti.  E lo faccio senza problemi: da quando un amico mi ha consigliato un catenaccio Abus Granit per legare la mia bici, i ladri sono due anni che non ci provano nemmeno, e da quando (peraltro lo stesso amico) mi ha detto che esisteva un copertone da bici imperforabile (lo Schwalbe Marathon) io non ho più bucato, e da allora mi sento inaffondabile. In questi casi, quando cioè i consigli sono buoni, viva i consigli per gli acquisti.

Fatta questa necessaria premessa, arrivo al dunque, cioè alla borsa.

Oggi viaggiare è incredibilmente facile: andare in Scozia o a Bordeaux in aereo costa 60 euro, ma se vuoi andarci a pedalare come fai ad abbandonare  la tua amata full carbon senza protezioni dentro la carlinga di un aereo?  Semplicemente non lo fai. E quindi in Scozia o a Bordeaux a pedalare non ci vai. A meno che tu non abbia una borsa studiata per contenere, rendere trasportabile e proteggere la tua bici. Come la SciCon aero 2.0 che mi hanno dato.

E ancora: se vai da Milano a Roma per fare la Gran Fondo Campagnolo  la bici devi portarla, e quindi dai per scontato che userai l’automobile. Ma se hai una borsa come questa con la tua bici il viaggio lo fai in treno, senza pagare neanche un supplemento. Spendi un terzo (100 euro di biglietti contro circa 250 fra benzina e autostrade), impieghi quasi la metà del tempo che avresti impiegato in auto e passi il viaggio a vedere un film o a leggere un libro o a fare quello che vuoi, ma certo non ad arrabbiarti con l’imbecille che si mette in scia a 20 centimetri da te e inizia a lampeggiare perché vuol passare (magari mentre  stai superando un TIR).

Insomma, avere una bella borsa portabici regala a noi ciclisti nuovi spazi di libertà e di viaggio e apre un mondo di possibilità che prima restavano precluse. La mia borsa costa circa 500 euro. Non è poco, ma non è molto rispetto a tutto questo, almeno secondo me… e dopo tre viaggi lunghi in treno anzichè in auto, te la sei ripagata.

E passiamo alla product experience, come dicono i marchettari.

Quando è arrivato il momento di smontare la bici e di infilarla nella borsa, la sera prima del mio viaggio, ero preoccupato. Comprensibile: non sono capace neanche di aprire un barattolo di yogurt con disinvoltura.

E adesso come faccio?

E adesso come faccio?

E invece:

sorpresa numero 1 : della bici ho dovuto smontare solo le ruote. Non ho smontato o abbassato la sella, non ho tolto i pedali, non ho piegato da                                           un lato il manubrio. Niente di tutto questo. Solo le ruote!

solo le ruote!

solo le ruote!

sorpresa numero 2 : per riporla nella valigia ho impiegato 4 minuti e mezzo, contro i 3 del video tutorial. Quindi o è stata studiata per essere a                                       prova di nerd, o io sono diventato all’improvviso bravissimo. Per favore la risposta tenetela per voi.

four minutes

four minutes

La mattina dopo in stazione sono andato con i mezzi. Sorpresa numero tre: nonostante la dimensione considerevole  (i progettisti della SciCon sono molto bravi, ma non hanno ancora trovato il modo di rimpicciolire un telaio) la valigia risulta incredibilmente maneggevole. Se dovevo salire o scendere scale me la mettevo a tracolla, se no la trascinavo sulle sue quattro rotelle che filavano come sul velluto, stabilissime (molto più stabili della maggior parte dei trolley, che al primo sampietrino si rovesciano rovinosamente, come  tartarughe ubriache). Un po’ romanticamente ho pensato che questo fosse però merito della bicicletta, nata per vivere in equilibrio: sulle sue ruote, ma anche sulle ruote degli altri.

IMG_9597

Arrivo a Roma e affronto  la prova  “metro linea A”: supero tornelli ed entro nei vagoni della metro con gran disinvoltura, e quando ho sentito bisbigliare da qualcuno “lì dentro c’è una bici da corsa. Quello deve essere un professionista” ho evitato di ricordargli che a cinquantun anni si è, al massimo, il genitore di un professionista, ma comunque mi sono sentito piuttosto figo. Anche questo fa parte dell’esperieza di prodotto.

in Metro

in Metro

Arrivo a casa di mia sorella, che vive a Roma e mi ospita quando transito per la Capitale: di solito requisisco la stanza di una delle nipoti. E lì, come un killer professionista che apre la custodia e monta il suo fucile di precisione, ho aperto la mia SciCon aerbag 2.0, e dopo 4 minuti ( (quindi non era stato un caso!), la mia Colnago era li, silenziosa e fedele, pronta a farmi percorrere i 123 chilometri della Gran Fondo di Roma.

Mi accorgo di aver scritto “la mia Scicon”e questo la dice lunga: se i manager della Scicon la rivolessero indietro ci rimarrei piuttosto male, ma almeno saprei cosa farmi regalare a Natale.

 

 

 

 

 

Cosa ne pensi?