Continua la strenua opposizione – solo di opinione, per fortuna le amministrazioni vanno avanti serene un po’ ovunque – a qualsiasi provvedimento, come l’autovelox, che limiti l’uso indiscriminato dell’automobile privata. Mentre i paesi moderni vanno in direzione di città car free (senza automobili), gli automobilisti dei capoluoghi italiani, cioè di città con oltre 600 automobili per abitante, sembrano voler restare attaccati a uno stile di vita vecchio, pericoloso e costoso, oltre che inefficiente. Almeno, da quello che si capisce leggendo una serie di articoli pubblicati sul sito web di Quattroruote, il maggiore periodico italiano per automobilisti, a proposito di Milano, capofila italiana sulle politiche di mobilità sostenibile.

Nei giorni scorsi Nicola Vaglia ha attaccato con piglio sarcastico i prossimi provvedimenti di sanzionamento sugli eccessi di velocità messi in campo dal Comune di Milano, in un modo che ha scatenato l’indignazione degli stessi lettori, giustamente critici sia sui contenuti che sullo stile del giovane collaboratore della prestigiosa testata. I giornalisti milanesi, che scrivano principalmente di automotive oppure no, non sono nuovi a reprimende di questo tipo, proprio a proposito di autovelox, come ho già fatto notare, ad esempio a proposito del vicedirettore de «Il Giorno». Da tempo è aperto un confronto tra sostenitori di città con ripartizioni di traffico più equilibrate fra i diversi vettori e quelli di un uso prevalente e indiscriminato dell’automobile privata. Sulla scorta dell’articolo di Nicola Vaglia, provo quindi a mettere in ordine i diversi temi in campo, a partire da quelli nel suo articolo, in modo da continuare nella maniera migliore quel confronto e quel dibattito, che mi auguro possa essere ulteriormente arricchito da nuovi contributi.

Un titolo sulla prima diffusione degli autovelox a Milano (La Gazzetta dello Sport, 2014)

Le multe sono troppe.

Non si capisce perché le multe dovrebbero avere un limite. Il problema è casomai che le forze in campo sono troppo poche, mi riferisco alla Polizia locale e agli autovelox. Ci sono troppo pochi operatori di polizia locale, la media nazionale è al di sotto dei due agenti per 100 abitanti (in Germania, per fare un esempio, sono oltre i 4,5 e infatti come ti muovi ti fulminano). Anche gli autovelox troppo pochi: infatti, nonostante tutti i provvedimenti di moderazione del traffico, Milano assomiglia ancora a un autodromo. Tale è lo stress di essere bloccati nel traffico, che appena possibile l’automobilista apre tutte le marce per sfogarsi, magari dopo una bella strombazzata. Mai riflettere però sul motivo dello stress. Se invece non c’è traffico, meglio: superare i cinquanta è la norma, ovunque. Per parlare su Corso Venezia, una strada del centro affacciata su un importante polmone verde, bisogna strillare, per i motori a due e quattro ruote che passano ben oltre il limite. I trenta, poi, sono ignorati. “La macchina mi si spegne, a trenta all’ora”. Se la “macchina” si spegne, c’è un problema: vai dal meccanico. Oppure, cambia città. Meglio, molla la “macchina”. Il limite alle multe è dato dalla diffusione di un comportamento corretto. Se vai piano, come indicato dai limiti, niente multe. Le regole valgono per tutti: pedoni, ciclisti, utenti del trasporto pubblico, scooteristi, motociclisti. Non si capisce perché le infrazioni delle automobili dovrebbero essere tollerate. Automobili che, in molti casi, hanno il cruise control. Basta inserirlo.

Fare cassa.

Le contravvenzioni non servono solo a sanzionare comportamenti scorretti, ma anche a risarcire. Di cosa? Se un’automobile non rispetta le regole, provocherà maggiori danni, che entro i limiti di velocità provoca sempre e comunque. Riduce la socialità (c’è una relazione tra crescita dei social media e motorizzazione di massa), aumenta la spesa sanitaria, quella per la manutenzione delle strade, quella per gli effetti dell’inquinamento, che a Milano non è colpa dei riscaldamenti, come spesso si dice. A Milano la maggior parte degli inquinanti (PM 10 e 2,5, NO2) proviene proprio dai veicoli, specialmente quelli a motorizzazione diesel, che sono la maggioranza. Anche perché le persone rimuovono praticamente di default FAP e DPF, e perché le omologazioni, come sappiamo, sono perlopiù false. Superare i limiti di velocità aumenta anche l’inquinamento acustico, di cui non frega proprio niente a nessuno. L’automobile è un mezzo pesante, anche solo nella misura in cui, pesando una tonnellata, trasporta una persona dai sessanta agli ottanta chili (1,2 è la media di persone per auto, in Italia). Si spera naturalmente di sapere come questi soldi, quelli delle multe, saranno impiegati, il che è sempre complesso.

Proteste per gli autovelox, Milano 2014. Lo striscione è stranamente esposto al rovescio.

La sicurezza stradale.

Non è un fatto episodico, e la sua difesa non dovrebbe di conseguenza essere legata solo agli incidenti. Infatti, si cerca di prevenire, piuttosto che di curare. Nel nostro paese la motorizzazione di massa ha attivato e protetto tutta una serie di garanzie del tutto arbitrarie, culturali, che solo una ferma determinazione da parte delle amministrazioni potrà ridimensionare, se si vorrà diventare un paese moderno. È garantito che si possa guidare un’automobile pensando di essere gli unici a poter godere della strada; è garantito occupare spazio pubblico per il parcheggio, gratuitamente, o pagando poco, quando un’auto rimane oltretutto ferma per il 90% del suo tempo, solo a occupare spazio, che potrebbe servire al benessere di tutti; è garantito poter usare l’auto come si vuole, ad esempio correndo oltre i limiti, o parcheggiando sul marciapiedi, più spesso tutte e due le cose insieme; È garantito non sentirsi in dovere di immaginare, per sé stessi e per gli altri, altri modelli di mobilità, altri stili di vita, rispetto a quello centrato sul possesso di un’automobile. Ho esagerato con le garanzie, spero vorrete capire, ma è senz’altro garantito che l’automobile sia ancora, nonostante tutto, il veicolo dominante nel nostro scenario di mobilità e questo funziona da muro, un muro contro cui ci si schianta. La sicurezza stradale si fa – in Italia – iniziando a reprimere l’uso indiscriminato dell’automobile e la sua cultura. Per fortuna, a Milano si fanno passi importanti, che non è solo installare autovelox. Assecondando una tendenza che, sempre per fortuna, è anche del resto d’Italia.

Una centralina di alimentazione di un autovelox fatta saltare in aria, provincia di Milano, 2015.

Stradoni che somigliano ad autostrade.

In molti paesi – la Corea, ad esempio – si è scelto di demolire le autostrade urbane. Lo si è fatto non senza opposizione, anzi, con grande fatica. A Seul al posto di un’autostrada urbana, tre carreggiate sovrapposte, scorre un fiume d’acqua, che era stato cancellato per farci passare appunto tre fiumi di macchine una sull’altra. E sono tutti contenti, soprattutto quelli che non usano più l’automobile e che prima protestavano. In un contesto urbano, avere una strada ad alto scorrimento è esiziale per la salute delle persone, per il benessere di tutti. Bene quindi stare molto attenti, e sanzionare quelli che non ci pensano, e che vogliono continuare ad andare “forte”. Finché non si immaginerà di poterla togliere di mezzo, quell’autostrada. Aumentando il trasporto pubblico. Che Milano, tra parentesi, esprime ai massimi livelli europei.

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