Non è una velocità, o anche sì: di fatto, 14 km/h è la velocità media alla quale, nelle nostre città, si viaggia in automobile. Come dire: la stessa velocità delle carrozze del XVIII° secolo, ma con veicoli del XXI°, ad alte (?) prestazioni. Ma non è questa incongruenza che volevo affrontare. I quattordici all’ora (13.7, per la precisione) non si riferiscono a un dato di velocità, ma alle automobili rubate in un’ora nel nostro paese, l’Italia (più di 120.000 ogni anno). Nell’articolo dal quale ho iniziato ad approfondire la cosa si dice subito: “Auto rubate come biciclette” ma, se per ciò che riguarda le auto le fonti si sprecano, per il dato sulle bici non esiste un rilievo altrettanto affidabile.

Sono quindi quattordici l’ora anche le bici rubate? Difficile a dirsi. Nella maggior parte dei casi i cittadini non denunciano. La spesa media per l’acquisto di una bicicletta in Italia è molto bassa (ca. 200€, contro gli oltre 600 della Germania); altrettanto bassa è la spesa per il dispositivo antifurto, e molto alta la probabilità che sia rubata, ciò che infatti accade ogni giorno. Non ricordo in quale convegno, o rapporto ufficiale veniva fuori la cifra di trenta bici rubate ogni giorno nella sola città di Milano, ed era una stima fatta sul totale delle denunce e sulla percentuale desumibile del non denunciato (1 denuncia su 5 furti). Non faccio fatica a crederlo. La Fiab ha stabilito che in Italia ogni anno spariscono 320.000 biciclette (2013), quindi più del doppio rispetto alle automobili, che sono in tutto oltre 64 milioni, contro i quattro milioni e mezzo di bici circolanti. È più facile rubare una bici di un’automobile, non c’è dubbio. Infatti, la proporzione è di una bici rubata ogni 33, contro un’auto ogni 300. La paura e il furto sono i due disincentivi più efficaci all’uso quotidiano della bicicletta.

Ogni volta che qualcuno – un cittadino normale, ciclista per piacere e per comodità, non un appassionato di gran fondo – mi racconta che gli hanno rubato la bici chiedo subito: con cosa l’avevi legata? Quanto costava il tuo antifurto? Che bicicletta avevi? Dove l’avevi parcheggiata? Le risposte non sono mai precise, salvo magari considerare 20€ una spesa adeguata per un’antifurto. Quasi nessuno è disposto a spendere 50 o più euri per un’antifurto, specie se la bici ne è costati 120, o meno. Ma la qualità dell’antifurto è una delle poche strategie utili, in media. Si sa che i ladri aprono qualsiasi cosa, non c’è antifurto che tenga. Ma c’è una questione di tempo. I ladri lavorano sul tempo: meno tempo possibile per rubare, meno tempo possibile per rivendere. Se invece dei soliti otto-dieci secondi necessari per tagliare quei 20€ li costringerete a 40 secondi o un minuto di lavoro, necessari per venire a capo di un antifurto da 50€ e più; se poi farete passare anche un bel cavo ad occhielli dalla sella dentro la ruota posteriore, per finire chiuso dentro il lucchetto, che avrà legato ruota anteriore e telaio (se non capite questa posizione di cyclosutra, scriveteci, o leggete qui); se l’avrete lasciata non dietro una macchina, o un cartellone, ma sull’angolo di un’incrocio ben illuminato e trafficato, magari avrete qualche chance in più di ritrovarla.

Contro il furto ci vogliono due sentimenti, entrambi forti: orgoglio e egoismo. L’orgoglio di essere ciclisti, il cyclopride, ti fa dire: non voglio che mi rubino la bici, bellissima o bruttissima che sia, quindi la proteggo adeguatamente, per quanto possibile; e un sano egoismo, che ti fa dire: voglio che rubino quella accanto alla mia, non la mia. Quella da dieci secondi.

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