Cosa sono i ciclodromi? Il dibattito sulle infrastrutture ciclistiche continua ad arricchirsi di nuovi stimoli. È il sintomo di un diverso atteggiamento, finalmente costruttivo, nei riguardi della necessaria crescita di una cultura della sostenibilità. In questo caso, della mobilità sostenibile, che ha al centro l’uso quotidiano della bicicletta come mezzo di trasporto, sia nelle città che nei territori. I cittadini chiedono piste (o corsie) ciclabili, i cicloturisti itinerari in sicurezza. I pedoni, uno spazio pubblico più accessibile. Il tutto va, anche se è facile pensare il contrario, a favore anche degli automobilisti, ottimizzando lo spazio che è di tutti i veicoli. Se le strade sono fatte per i soli veicoli a motore, generano solo ulteriore traffico a motore, quindi inefficienza, sprechi, stress.

Il bellissimo impianto di Dro, inserito in un importante contesto polisportivo. Oltre al campo da calcio, l’area è molto frequentata da free-climbers, che arrampicano sulle celebri pareti immediatamente a ridosso della struttura, da mountain bikers, sui numerosi itinerari

La formazione dei più giovani, dopo decenni di motorizzazione di massa, è un punto cruciale. In strada è difficile far pedalare i genitori, figuriamoci i bambini. Sembra incredibile, ma per la maggior parte delle persone c’è bisogno di tornare a scuola, per prendere la bicicletta! Si moltiplicano le iniziative di questo tipo, un po’ ovunque. Noi di CycloPride Italia abbiamo concluso con successo Mamme in Bici, la scuola di bicicletta per donne di ogni età e paese. In Inghilterra c’è un’iniziativa del Department for Transport (come dire il nostro MIT), Bikeability, su tutto il territorio del Regno Unito. La Fiab porta da tempo avanti un programma di formazione per i bambini, a Milano. Questi progetti sono davvero efficaci, ma da soli non bastano.

Il Parc Ciclista di Saint Boi, vicino Barcellona.

Esistono degli impianti sportivi dedicati alla formazione dei neo ciclisti, che possono essere progettati e costruiti con poca spesa: compresi i servizi, meno di un milione di Euro. Sono i ciclodromi, ovvero delle piste dedicate alla bici, ma non solo (pattini, skateboard) che consentono di prendere confidenza con la pedalata in un ambiente sicuro, ma non troppo agonistico come il velodromo, prima di andare in strada. In Spagna ad esempio c’è il Parc Ciclista Can Dubler di Saint Boi, vicino Barcellona. Da noi, è bellissimo quello di Dro, in provincia di Trento, inaugurato nel 2012.

Queste iniziative, come tutte quelle di interesse pubblico, vanno però tutelate. Tutelarle significa metterle in rete, dotarle di un dispositivo amministrativo comune, destinargli investimenti. I ciclodromi sono investimenti. Producono benessere nei cittadini, quindi ricchezza. Producono efficienza, quindi produttività. Se non si applica attenzione, e cura, c’è il rischio che le infrastrutture necessarie al cambiamento siano sottoutilizzate, come nel caso del notevole impianto di Cene, in provincia di Bergamo, oltre 1 Km. di pista con tanto di sottopasso, con notizie non confermate circa una sua demolizione. Altri come quello di Città di Castello (2016) hanno debuttato di recente. Altri, non riescono a vedere la luce, come quello di Ravina, vicino Trento.

A Roma, dove di recente si è a dir poco arroventato un dibattito su un nuovo stadio della Roma da € 1,7 Mld, una richiesta della locale sezione della FCI per quattro ciclodromi da € 3 Mln in tutto è da tempo ferma sul tavolo dell’assessore allo sport. Le associazioni sportive dilettantistiche locali hanno spesso una visione, com’è giusto, legata al solo momento sportivo. Il senso dei ciclodromi va oltre la sola sportività, ma serve a far vedere come la bicicletta possa entrare nelle nostre vite dalla porta principale. Di come si possa, in sostanza, uscire più sicuri e addestrati dai ciclodromi, per pedalare tutti i giorni. Per questo c’è bisogno di una progettazione più ampia, di strategia, sopratutto di management.

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