In mancanza di una visione integrata sulla qualità della vita e dello spazio pubblico, gli interventi nel tessuto urbano e nella gestione della mobilità a favore della pedonalità, dello sviluppo del Trasporto Pubblico Locale e della ciclabilità tardano ad andare oltre piccoli interventi nei centri storici. Il tema sono le pedonalizzazioni.

Sarà forse perché piccolo è facile, è un fatto che qualche risultato inizia a farsi strada nei piccoli centri. Villasanta, una cittadina di quindicimila abitanti della Brianza lombarda attaccato a Monza, ha rimediato a un brutto provvedimento della precedente amministrazione, che nel 2013 aveva vietato il gioco dei bambini nella piazza del comune. Eh già, perché nei centri storici italiani c’è ancora la sindrome delle pattine, quella brutta malattia che ha come sintomo le tapparelle sempre giù, e nessuno che si azzardi a rovinare la cera sul pavimento.

I centri storici, le vie e le piazze principali, sono viste come salotti buoni da godere solo nelle occasioni speciali o meglio mai, salvo magari tollerare in qualsiasi altro posto – garantire, direi – un’occupazione di suolo pubblico da parte di un numero di automobili fuori controllo, centri storici compresi, magari.

Pavia. Corso Cavour prima delle pedonalizzazioni.

Pavia. Corso Cavour prima delle pedonalizzazioni.

A Villasanta Luca Ornago, il nuovo sindaco, ha quindi consentito il ritorno della vita civile, che è fatta anche di voci, giochi, conversazioni, movimento. Quelli dei bambini, ad esempio. Unica limitazione quella oraria, ferreamente stabilita alle 22, ma solo per i giochi rumorosi. Inutile dire che se dal 2013 ad oggi a Villasanta i bambini hanno avuto uno spazio in meno per giocare è perché l’idea che ci sia uno spazio non dico verde, ma almeno uno spazio ricreativo qualunque, per chiunque, entro un breve raggio, in Italia è ancora fantascienza. Fuori dai radar.

Perché dovrebbe essere così? Perché i parchi, i giardini, le piazze, sono spazi pubblici, di tutti, per il benessere di tutti. Sono equalizzatori, come li chiama Gil Peñalosa, alludendo a una loro funzione sociale e civile di eguaglianza tra i cittadini. Per questo, la frequenza di zone verdi andrebbe messa a sistema, addirittura. In Italia siamo indietro, anche se, come ad esempio a Villasanta, a due passi dal parco della Villa Reale di Monza, le aree verdi non mancano. Ma non essendo messe a sistema, adeguatamente percepite, promosse e incrementate tutte insieme, non una alla volta, può arrivare il sindaco retrivo di turno e farci mettere le pattine, e dirci di andare dove magari non possiamo arrivare, perché anche vicino può essere lontano, se si è anziani, o bambini, o semplicemente mamme. Com’è ad esempio il Parco della Villa Reale per Villasanta.

A che punto siamo, quindi, da noi? Lungi dall’idea che ogni cittadino debba avere un’area verde entro cinquecento metri al massimo, visto il numero di auto pro capite più da parcheggio che da posto civile che ci ritroviamo, siamo appunto ancora alle pedonalizzazioni di strade urbane. Imola riesce ad aprire alle persone la sua Appia, un altro piccolo successo. Il caso di via Urbana a Roma, una delle strade più antiche del mondo, è eclatante: un tira e molla, apri e richiudi, che dura ancora oggi, dal 2014. Nessuna sorpresa, dato che via Urbana non è stata messa a sistema con il resto del quartiere, e con una diversa idea di città. Nelle grandi città è palese come si debba cominciare da un piano, piuttosto che da un episodio.

Pavia. Corso Cavour dopo la pedonalizzazione.

Pavia. Corso Cavour dopo la pedonalizzazione.

A Pavia Davide Lazzari, una storia nel centrosinistra locale e una notevole crescita individuale che lo ha portato alla guida delle Città 30 e Lode, è riuscito ad attirarsi addirittura i consensi dei commercianti sulla decisione di chiudere il Corso Cavour, centralissima arteria commerciale e sociale della città. I segnali ci sono quindi tutti, diffusi sia al Nord che al Sud, come ad esempio a Palermo, dove da tempo Leoluca Orlando lavora per salvaguardare lo spazio pubblico.

È il momento di passare a una visione integrata. Il gioco dei bambini non è un lusso o un fastidio, è una necessità. L’indipendenza degli anziani è della massima importanza per la loro salute, e per quella della comunità. La disponibilità di spazi per la ricreazione e il tempo libero è un diritto. Se non inizieremo a pensare sul serio a città, grandi o piccole che siano, libere dalle auto, libere cioè da un uso indiscriminato, irresponsabile dell’automobile privata qual’è purtroppo ancora nel nostro paese, la tanto sospirata crescita non arriverà mai.

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