Un esempio di furto parziale a Milano. Una corretta cultura su come legare la bici fa ancora fatica a farsi strada.

Un esempio di furto parziale a Milano. Una corretta cultura su come legare la bici fa ancora fatica a farsi strada.

Arriva anche al consiglio comunale di Milano (è una proposta di Patrizia Bedori, consigliere M5S) un ordine del giorno con la proposta di un provvedimento a contrasto del furto di biciclette, già in vigore a Verona, Monza e Padova, e da tempo sostenuto da FIAB Onlus. A Milano, città dove spariscono oltre 30 biciclette al giorno, l’OdG è passato con 32 favorevoli, 0 contrari, 2 astenuti. Si tratta della marchiatura della bici con il codice fiscale di chi la richiede, in quanto non obbligatorio. 
Non si prende intanto in considerazione la futura istituzione del registro nazionale, prevista dalla riforma del codice della strada, che si propone di “individuare criteri e modalità di identificazione delle biciclette”; sperando di poterlo fare bene, a livello nazionale, non locale. L’estenuante attesa per la riforma del CdS (ferma in Senato dal 9 ottobre 2014, un Senato che tra poco non ci sarà forse più come tale, e che quindi rimetterà la questione in mano… a chi?) ha evidentemente fatto spazientire anche la politica milanese.
Un lucchetto da 16 mm. di acciaio temperato da circa € 100,00, tagliato con un flessibile a batteria (da €48,00 ca.). Ci vuole almeno 1'30''.

Un lucchetto da 16 mm. di acciaio temperato da circa € 100,00, tagliato con un flessibile a batteria (a partire da €48,00 ca.). 1’30” di taglio.

A Milano, tra l’altro, è stato da tempo avviata un’iniziativa di indubbia efficacia, che suggerirebbe come la strada da percorrere, in attesa di un provvedimento a livello nazionale sull’identificazione delle bici, sia intanto quella dell’enforcement, vale a dire della deterrenza per azione di polizia, prima di ogni altra cosa, insieme ad altro, come ad esempio le velostazioni. Per tornare al codice fiscale, provo a chiarire il mio punto di vista, così come a suo tempo ho provato a fare commentando il 9 novembre scorso il post sul lancio del provvedimento pubblicato sul profilo Facebook della Bedori, un post successivamente rimosso con tutti i suoi annessi.
Il codice fiscale è personale, la bicicletta no: può essere rivenduta, in questo caso acquistare una bici con il codice fiscale può avere diversi svantaggi, sia di carattere estetico, che affettivo. Una bicicletta costosa – quindi efficiente, importante per una migliore dignità del mezzo da far crescere nelle città italiane – non la “rovino” con un codice fiscale, che ne diminuisce sicuramente l’estetica e il valore; per essere efficace come deterrenza, la punzonatura dovrebbe essere evidente anzitutto al ladro, quindi poco appetibile per chi della bicicletta fa un comportamento identitario. Il codice fiscale sarà anche inequivocabile (più che altro univoco) ma è triste, triste, triste. Inoltre, le numerose altre iniziative di punzonatura o identificazione esistenti da anni (codici alfanumerici, etichette non rimovibili, etc.) non sono mai state coronate da successi clamorosi. Non mi pare che ci siano risultati eclatanti neanche per le iniziative comunali di Verona, Padova e Monza.
L’effetto più devastante del furto delle biciclette è nella sua depressione dell’uso quotidiano della bici, alla quale un’iniziativa spot di registro locale, da sola, non è in grado di apportare nessun beneficio. I registri di Monza, Verona e Padova, si parlano tra loro? Parleranno con Milano? Non trovo questa informazione da nessuna parte. Esiste la possibilità di ridurre drasticamente l’incidenza dei furti semplicemente spiegando (nel modo giusto) alle persone come non legare la bicicletta, piuttosto che gravando la polizia locale di ulteriori compiti. In nessuno dei provvedimenti di questo tipo c’è alcun accenno a programmi di informazione antifurto per i ciclisti urbani, ad esempio sotto forma di campagne o eventi territoriali.
Per concludere, provo a spiegare quale potrebbe essere un’idea di iniziativa organica, che metto sul tavolo per un dibattito in vista della prossima – speriamo – approvazione del codice della strada riformato, che potrebbe rimetterebbe in discussione tutto. La quasi totalità delle bici sono già punzonate dalla fabbrica – quindi esistono già gli impianti per farlo, a monte, senza bisogno di doverlo fare a valle – e che basterebbe ad esempio, se non usare la punzonatura già esistente, convertirla in uno standard, normato appunto dal CdS. Lo standard potrebbe essere simile all’IBAN bancario, ovvero, per fare un esempio, nazione/costruttore/modello/seriale. Questo perché i furti, lo sappiamo, prendono spesso la via dell’estero. In questo modo l’Italia con i suoi costruttori potrebbe essere un esempio anche in senso europeo, non banalmente locale.
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