Prologo

Caro Presidente buongiorno. Qualche giorno fa mi hanno regalato il suo libro…Mi sono divertito tantissimo…e credo che lo rileggerò di nuovo. Sono un abruzzese anche io ma di mare (Pescara), appassionato di bici fino all’inverosimile, dirigente di una grande azienda, medico, padre di Riccardo e Federica e nonno di Estelle ma soprattutto pedalatore. Ho 57 anni, una bici da corsa moderna, una bici da corsa vintage, una mountain bike professional e una city bike. Scrivo queste due righe perché vorrei incontrarla..

Non so voi, ma se un lettore a me manda una email come questa, io il giorno dopo prendo la Metro e vado a incontrare chi me l’ha scritta.

La hall dell’Azienda è grande, moderna, con dei modelli bellissimi di macchinari industriali in teche di cristallo. Quando chiedo del Dott De Sanctis  il sorriso della receptionist diventa ancora più gentile, i suoi modi ancora più professionali. Mi sembra anche che si sistemi più eretta sulla sedia.  Intuisco che chi mi ha scritto è un pezzo grosso. E non sbaglio.

Oltre ad essere un pezzo grosso nell’azienda dove lavora, Sabatino ha un bel sorriso ottimista (sotto un paio di baffetti malandrini),  una vitalità che lo circonda come l’aura di guerre stellari  e lo sguardo affilato e solare di chi non smetterà mai di essere curioso ed entusiasta della vita.

Saliamo in ufficio e davanti a un caffè mi parla della sua professione. Si occupa di sicurezza sul lavoro in un’azienda dove quel tema ha un’importanza strategica, ci ha scritto anche un  bel libro (“Il libro che ti salva la vita” Sperling & Krupfer) e sull’argomento è un Guru riconosciuto a livello internazionale.

Sentendolo parlare capisco che sicurezza sul lavoro e sicurezza sulla strada sono la stessa cosa, o meglio sono cose diverse che si possono affrontare efficacemente con gli stessi metodi. Ma di questo parlerò in un altro articolo, perché l’argomento merita un’attenzione dedicata.

Poi parliamo, da compaesani, del nostro Abruzzo, di quanto sia bella la nostra terra ( difficile convincere un abruzzese che il posto dove è nato non sia la terra più bella del mondo) . E naturalmente parliamo di biciclette.

Lo saluto sapendo che il nostro è un arrivederci.

Un mese dopo

Pescara, otto del mattino, una mite giornata invernale con un dolce sole che illumina un cielo azzurro e un mare blu. Sono in bicicletta e con Sabatino stiamo raggiungendo gli altri, cioè i suoi amici abruzzesi di pedalata, riuniti intorno al club “Nuvola Gialla”. Sabatino mi ha invitato a conoscerli, a pedalare con loro e poi a “mangiare due arrosticini”.  L’accoglienza è fantastica: aperti, disponibili, mi trattano con la gentilezza che si riserva più a un”forestiero” che a un conterraneo ( ho perso quasi tutto l’accento, e ormai mi scambiano per milanese, dio mio!) . Dopo un giro di presentazioni si comincia a pedalare. L’ospitalità degli abruzzesi è giustamente famosa: calda come quella di tutti i meridionali ma resa speciale dalla totale mancanza di invadenza e petulanza. Siamo l’anima sobria del Sud .

Lasciamo la città pedalando verso sud e attraversando ” Ponte sul mare”, il più grande ponte ciclopedonale d’Italia e uno dei più grandi d’Europa costruito da un nipotino di Calatrava, l’architetto altoatesino Walter Pichler.

il "ponte sul mare"

il “ponte sul mare”

 

In testa Domenico, piccoletto, pedalata veloce, detto “Falco” perché le discese lui le affronta solo in picchiata ( ma anche in salita, vi assicuro, non scherza affatto). Ha una splendida bici nuova, che laverà amorevolmente un secondo dopo aver finito il giro, ancor prima di farsi la doccia.

Mentre scambio due parole con Sabatino siamo affiancati da un ciclista con la faccia buona e simpatica e un giro vita che dimostra inequivocabilmente come la bici non sia l’unica sua passione. Ha appeso al  manubrio una piccola cassa autoamplificata collegata al suo cellulare che manda canzoni di Rino Gaetano, musica dance anni ’80, grandi classici di jazz. E l’atmosfera diventa subito quella di una zingara fra ragazzini cresciutelli che fortunatamente non hanno minimamente perso la voglia di giocare.

Perché c’è molto gioco nel pedalare insieme, ed è una delle cose che piace a noi ciclisti: si torna bambini, anzi adolescenti: mentre usiamo il giocattolo più bello del mondo snoccioliamo sempre le stesse battute, per denigrare bonariamente le performances atletiche degli altri, per commentare, diciamo così,  la struttura fisica di una passante, ci si prende in giro secondo schemi fissi immutabili e proprio per questo irrinunciabili. 

Così andare in bici con un gruppo di amici diventa  uno spazio magico dove per mezza giornata le responsabilità dell’età adulta evaporano, insieme al problema di lavoro che ti ha assillato durante la settimana, la lite con la moglie, col figlio adolescente: c’è solo spazio per il sorriso, per i paesaggi che scorrono davanti agli occhi, l’aria fresca che accarezza la faccia, il piacere di sentire il  tuo corpo che funziona come si deve, il piacere di uscire dal pollaio e  tornare a sentirsi un po’ randagio, un po’ nel branco. Un po’ felici.

Mentre i Talking Heads suonano “burning down the house” filiamo verso Ortona.

Il Castello di Ortona

Il Castello di Ortona

E’ uno dei tratti più belli della costa abruzzese, con zone a picco sul mare, come nel levante ligure. E giù, sul mare, vediamo i trabocchi, da cui quel tratto di costa prende il nome. Sono costruzioni fatte con assi di legno e materiali di recupero che con le loro reti si aggettano nel blu, costruite per pescare nell’acqua alta senza prendere la barca.

un trabocco

un trabocco

Io sono nato alle falde della Majella Madre e dalla finestra, quando vivevo a Sulmona, vedevo i boschi del monte Morrone, la cima innevata di Monte Amaro e  nella belle giornate terse il dente potente del Gran Sasso. Per me l’Abruzzo è montagna e mi sembra strano, ora,  pedalare con un dolce sole invernale che mi scalda la schiena, davanti a un paesaggio spalancato sul mare. “Eppur parenti siamo un po’ / di quella gente che c’è li/ che in fondo è come noi, selvatica,/ma che paura che ci fa quel mare scuro/ che si muove anche di notte e non sta fermo mai”. Paolo Conte ha raccontato un’emozione  simile in “Genova per noi”.

E mentre rimugino sul fatto che sono in Abruzzo e mi sembra Liguria, mi si affianca un signore con baffi bianchissimi e uno sguardo vagamente malinconico. E’ Nicola,  urologo, mestiere di un certo interesse per uomini di mezza età come noi che in più passano molto tempo col culo ( e non solo quello) su un sellino. I modi e lo stile sono da gran signore ( la classe, quando non è acqua, si intravede anche sotto un’assurda  divisa da ciclista). Mi chiede cosa faccio per campare, e quando gli dico che il mio lavoro è, in qualche modo, pedalare, fa l’espressione di chi non sa bene se regalarmi 10 euro per contribuire al sostentamento della  famiglia o concedermi il posto d’onore nell’Olimpo delle sue leggende personali. Poi cominciamo a parlare di  matrimoni, donne e fidanzate fino a quando una salita non ci divide. Per gli amici di Nuvola Gialla Nicola è ” Doppio whisky” perché all’ammazza caffè lui non rinuncia mai.

Sabatino invece è “lu Prè”, cioè il Presidente: chi è leader naturale non lo è solo sul lavoro.

Il “ciclista con la musica”  è Giampiero. Scopro che, oltre ad essere ciclista, è un’importante imprenditore abruzzese, nonché Presidente di Nuvola Gialla. Insieme a Sabatino è il boss del gruppo (per meriti organizzativi sul campo). Quando non pedala Giampiero mette la bici in salotto, e fa bene perché la sua bici è un’opera d’arte. Il telaio è costruito artigianalmente in California (corre voce che le fibre di carbonio siano state intrecciate una a una  da una squadra di top model di Vogue America) e amorevolmente montato ( nel senso di assemblato) da Palmiro Masciarelli, leggendario Gregario dello Sceriffo Francesco Moser nonché miglior meccanico ciclista sulla piazza del Centro Italia.

Ogni persona ha un soprannome, come si usa nei paesi, nei clan e negli eserciti mercenari: C’è Enrico “Lu Fotografo”, Rocco “Assente” (perché in bici esce poco), Raffaele “Testosterone” chiamato così per la sua passione (non quella per la bici).

Raffaele prima di diventrae "Testosterone" (...ma la passione per la bici ce l'aveva già).

Raffaele prima di diventare “Testosterone” (…ma la passione per la bici ce l’aveva già).

Gambe sotto il tavolo

Ottanta chilometri di pianure e colline fanno venire un certo appetito. Così ci ritroviamo, dopo una doccia, in una osteria ” da camionisti” dove si mangia bene, e si mangia tanto.

in attesa dell'antipasto

in attesa dell’antipasto

Fra un bicchiere di rosso e un piatto di pasta e fagioli ( ma anche di chitarrina al ragù di maiale, salsicce, agnello, pecorini, salami…) iniziano i racconti. Di biciclette, of course. Nuvola Gialla è stata dappertutto: il Cammino di Santiago, il deserto Tunisino, il giro della Sardegna e della Sicilia, quello delle ” quattro nazioni” ( Germania Francia Belgio Olanda). Sempre pedalando, sempre divertendosi, sempre prendendosi in giro, sempre volendosi bene in quel  modo ruvido da caserma degli alpini.

Fuori le ombre si allungano, dentro si ride si mangia e si beve, e mi viene il sospetto  che quella che sto vivendo è una delle più perfette forme di felicità che ci è concessa: pedalare, giocare, viaggiare, stare fra amici, chiacchierare. In realtà manca qualcosa, direbbe “Testosterone”, ma va bene anche così.

Scriveva Marco Aurelio: “Ricorda questo: serve molto poco per rendere una vita felice  Duemila anni fa quel filosofo parlava di bicicletta, e non lo sapeva.  

 

 

 

 

 

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