Milka Gozzer in bici, chissà dove.

Milka: non è cioccolata. Eppure, di energia ce n’è tanta in questo pezzo di Cicloparole. Proprio così, Milka. Il nome è quello di una donna svizzera ormai di Trento, che a leggere il racconto sembrano trentatré, che anche trotterellano, anzi pedalano. In queste 7.200 battute, limite massimo per i racconti de «Il Bicicletterario», ce ne sono tante di voci si inseguono… Che sono poi una sola.

Da Trento Milka va a Parigi in bicicletta, di punto in bianco, inseguendo il Signor Malaussene e anche il suo demiurgo Pennac che gli svaniscono davanti come fossero Godot, imprendibili chilometro dopo chilometro, miglia dopo miglia. Forse perché il personaggio davvero inafferrabile è lei, Milka, che aspetta i flash dei fotografi a ogni svolta della strada. Beve, recita, si compra un anello di Baccarat, impreca contro la fatica e i francesi, spera, come abbiamo visto, nella fama. Ma la fama arriva con il variopinto corteo del Gay Pride: la fama è forse confondersi tra la folla.

Il racconto che proponiamo per Cicloparole, A Parigi! A Parigi! ha ricevuto la menzione antologica a «Il Bicicletterario» 2016.

Nel 2016 Milka Gozzer, che non è solo scrittrice, ma anche giornalista, sognatrice, viaggiatrice… Ha pubblicato il suo primo romanzo, Le radici del Muschio. Il suo blog si chiama L’etica dei sogni.

Milka Gozzer

Dice di lei:

Salve, mi chiamo Milka e mi presento. Sono laureata in lingue e letterature moderne e specializzata in filologia e letterature comparate. Ho fatto tre volte e mezzo il giro della Terra, in bicicletta. Qualche volta racconto bugie, o meglio, tendo a romanzare la realtà. Ho pubblicato il primo romanzo non molto tempo fa, si intitola “Le radici del muschio”, racconta l’incredibile storia di un giardino, di un giardiniere, di una fotografa. Lavori ne ho svolti tanti, baby sitter, cameriera, studente, pulitrice, barista, corniciaia, dattilografa, segretaria, speaker, giornalista, editor, educatrice, lettrice, voce amica (non proprio in quest’ordine) e li ho lasciati di mia spontanea volontà. Qualche volta mi hanno supplicato di rimanere. Dico sul serio. Ma io ho abbozzato un milkesco sorriso. Sono solo ruoli. Un mestiere non può definirti. La ricerca continua.

Intanto ho un mio blog, www.leticadeisogni.it, dove scrivo di oggetti e cerco parole perdute, tentando di vedere un’etica nei sogni.

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