Partite! Il primo appuntamento del progetto Mamme in Bici, l’assemblea delle aspiranti cicliste, è andato oltre le previsioni. La cosa più emozionante è stata l’atmosfera, un clima di attesa misto a passione, poi sfociato in una vera occasione di confronto e collaborazione dove l’ultima cosa è stata considerare chi insegnasse cosa a chi. In un progetto come questo, tutti imparano, tutti insegnano.

Ho percepito non solo la grande attesa da parte di tutte per l’esito del progetto, ma da subito una gran voglia di fare, di essere protagoniste di una ennesima storia di integrazione. Una di loro ha fatto un bellissimo intervento, dicendo che una cosa semplice come Mamme in Bici la fa sentire più integrata di tanti discorsi. È stato da subito chiaro che non avrei potuto escluderne nessuna – ci eravamo dati un tetto di dieci partecipanti; quindi niente sorteggio, niente esclusioni. Tutte e sedici le candidate sono quindi iscritte. Per fortuna, anche il numero delle operatrici è aumentato, da tre a cinque: Carlotta, Benedetta, Michela, Agnese, Mariateresa.

Parlando delle 16 allieve, nessuna di loro sa andare in bici. Non è stato possibile, nei loro paesi di provenienza, trovare il modo, l’occasione. Da noi in Italia, qui a Milano, sembra impossibile che non si sia imparato l’uso della bicicletta fin da bambini: in altri contesti può invece essere così. Soprattutto per le donne. Mamme in Bici è un piccolo seme di riscatto, ed è possibile grazie alla disponibilità di persone, associazioni, istituzioni e aziende che credono nei fatti e nella capacità di mettere insieme talenti e competenze. Obbiettivo del progetto non è solo l’indipendenza e l’emancipazione che la bicicletta può offrire a chiunque, ma anzitutto la gioia che dà. Non occorre essere bambini per provarla.

Le biciclette arriveranno dalla Sicilia, donate da Lombardo Bikes; un piccolo ambito di progettazione e studio su alcuni aspetti, oltre che un piccolo finanziamento, sarà a cura del DAStU del Politecnico di Milano, da tempo sul territorio del quartiere S. Siro con un suo avamposto; Mamme a Scuola Onlus, oltre ad aver promosso il progetto tra le sue studentesse, curerà i temi di integrazione culturale durante tutto il progetto; L’Istituto Comprensivo Cadorna, da anni bastione di innovative politiche interculturali, ospita nei suoi locali le attività di progetto e offre l’appoggio della sua Commissione Intercultura; Infine, ma non meno importante, l’aiuto delle donne di Voglio una Ruota, il documentario in progress sulla bicicletta al femminile che dall’inizio sostiene concretamente Mamme in Bici destinando al progetto anche parte del suo crowdfunding, e che sarà con noi filmando con la sua troupe lungo tutto il programma di corso. Noi di CycloPride Italia ci mettiamo la progettazione, la conduzione della didattica e del progetto. Tutti insieme ci occuperemo della comunicazione, in questo senso contiamo anche su di voi.

Ci aspettano altri due incontri propedeutici a dicembre e poi, da gennaio, in sella!

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