Sono tre anni che inseguo questo sogno. Continuare a sognare a volte fa prendere pesci, ed eccoci all’inizio di una nuova avventura, targata CycloPride Italia.

Nella scuola milanese dei miei figli – 30 nazionalità diverse, un curriculum di progetti interculturali all’avanguardia del nostro paese – un’amica, che con la sua associazione insegna italiano alle mamme straniere e ne favorisce l’integrazione, mi aveva più volte sollecitato: molte mamme straniere chiedono di imparare a pedalare perché gli darebbe una grossa mano in termini non solo logistici, per i bambini, le commissioni, ma anche di autonomia e benessere, di autostima.

La scuola attinge a un bacino di utenza più o meno nettamente diviso tra due realtà socioculturali, una medio-bassa, a volte molto bassa, problematica, e una medio-alta; ciò indipendentemente dalla provenienza geografica e culturale. Questo aspetto ha scatenato una mobilitazione attiva delle famiglie – e della scuola – per affrontare e risolvere i problemi sia formativi che di integrazione, da cui tutti gli interventi e i progetti, come questo delle biciclette per le donne straniere. Dopo anni di tentativi e di false partenze anche Mamme in Bici vedrà finalmente la luce. Grazie a Mamme a Scuola, l’associazione da cui tutto prende le mosse, e a noi di CycloPride Italia, che forniremo know how, operatori e struttura al progetto, questo sogno è arrivato all’attenzione di altre donne: donne di cinema. Voglio una ruota è un film documentario sulla bicicletta e l’identità femminile, un bellissimo progetto che CycloPride Italia ha subito sostenuto (vedi l’articolo dedicato, qui). Antonella Bianco, la regista, è rimasta subito colpita dal progetto Mamme in Bici, e molto generosamente ha deciso di contribuire con parte del crowdfunding dedicato al suo film anche al progetto Mamme in Bici. Sostenendo il film, si sostiene quindi anche questa opportunità così importante per molte giovani donne sradicate dai loro contesti culturali e dalle proprie reti di sostegno sociale, che si trovano spesso a dover affrontare da sole la loro quotidianità e la gestione di famiglie numerose in un paese sconosciuto. Una cosa per la quale la bicicletta, ancora una volta, è il toccasana.

Si tratterà di raccogliere le adesioni da parte delle mamme che non sanno andare in bicicletta, per poi far partire i corsi veri e propri. Con operatrici specializzate, le donne impareranno prima l’equilibrio e la pedalata; poi sarà il turno dell’educazione stradale, perché le regole sono importanti; infine, le prime uscite in strada. Per maggio le partecipanti avranno raggiunto una maggiore indipendenza e una mobilità senza barriere.

Tra poco avrete notizie, anche sui nostri social media, sia sul crowdfunding che sull’avanzare del progetto. Grazie!

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