Vi piace pedalare, vi piace andar per bricchi in bici, vi piace viaggiare mettendo nel viaggio l’acquazzone, il vento, la sorpresa di un’osteria fuori mano, l’incontro con un viandante incrociato per caso con cui pedalerete una giornata intera scambiandovi silenzi piuttosto che  parole. Quali libri mettere nelle sacche Vaude a tenuta stagna che avrete fissato nel portapacchi della vostra bici?

Tranquilli: non sto per indicarvi l’ennesimo libro di ciclosofia, o la poesia de noartri a base di vento fra i capelli, riscoperta della lentezza,  poetica delle briciole nelle tasche né un libro sulla religione del ritorno a una virginea semplicità che il losco consumismo ci ha tolto per sempre. Mi vengono in mente  altri libri, quelli che dopo averli finiti vi mancano, e che vi regalano qualcosa una volta per tutte, e dopo averli letti , anche se nessun  libro vi cambierà mai la vita, hanno aggiunto un pezzetto di ricchezza che nessuno potrà togliervi.

Viaggiare: se non lo avete letto, o lo avete fatto quando avevate 12 anni, portatevi  “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain. Per Hemingway la letteratura americana è iniziata con quel libro. per milioni di lettori di tutto il mondo è il più bel libro di viaggio, il più bel libro di avventura, il più bel libro di iniziazione all’età adulta, il libro anarchico più pericoloso  e meno violento della storia. Cinismo senza tristezza, saggezza assoluta e, insieme,  voglia di giocare. Lo stupore del mondo cercato dietro l’angolo di casa e non dall’altra parte del mondo. Insomma portatelo con voi.

Poi mi viene in mente “I piccoli Maestri”, di un grande italiano troppo grande per vivere in Italia (dopo la seconda guerra mondiale andò a insegnare letteratura Italiana in un prestigiosa università inglese, e li è rimasto). I suoi ” piccoli maestri” erano gli insegnanti del suo liceo fra le due guerre, che parlavano di Tacito  e facevano politica nutriti da Tacito (non da Brunetta o D’Alema); sono i capi partigiani che non si piegarono al fascismo, né all’anima beghina e ipocrita della chiesa di Pio XII. E anche la generosa partigiana che non si vergognava di essere una femmina, e quindi non era femminista. E’ il libro di una generazione, quella degli uomini del Partito d’Azione, che se avesse avuto maggior seguito in Italia ci avrebbe consegnato oggi una Nazione diversa e migliore dove, tra l’altro, andare in bici in città sarebbe più facile. Perché anche questo è questione di civiltà. Tra l’altro Meneghello scrive ( scriveva, perché è morto qualche anno fa) da dio.

Ma se avete spazio portatevi anche le poesie di Alfonso Gatto: se lo leggete vi passa la voglia di far poesia sul bello del pedalare al tramonto. Perché davanti a un Poeta Vero, se si ha un po’ di pudore, si preferisce tacere. Quelle di Gatto sono poesie col dono del canto: non so se mi spiego (come direbbe Baricco). Parlano -cantano- di paesaggio, di amore, di natura. E leggerlo è come pedalare in leggera discesa, leggermente brilli, su una strada con un asfalto perfetto. Naturalmente al tramonto. Alfonso Gatto non è mai diventato famoso, non ce lo hanno fatto studiare a scuola, anche se molti poeti che lo hanno saccheggiato ( primo fra tutti Eugenio Montale) sono diventati oggetto dei nostri esami di maturità. Così va la vita.

Un ultimo consiglio, perché sono cento pagine, e pesa pochissimo: ” Cane e padrone” di Thomas Mann. Una passeggiata al mattino in campagna, prima di iniziare a lavorare, insieme al proprio cane. Se, come penso, il lettore di questo sito non cerca la felicità nell’ultimo modello di SUV o nella linguina all’astice ( per quanto, la linguina all’astice…) questo libro potrebbe piacergli tanto. Tantissimo.

Buone vacanze

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