Ti scrivo il 31 dicembre 2016, l’ultimo giorno di un anno per molti versi terribile: la guerra in Siria, una strage degli innocenti che il nostro disinteresse ha trasformato in uno stupido, osceno spettacolo mediatico; le grandi migrazioni dal sud al nord del mondo, in mezzo il mare assassino, che ha mostrato come gli organismi internazionali nati per collaborare fuori dagli egoismi nazionali sono il più delle volte poco più che comodi uffici per burocrati inutili. Mentre donne e bambini continuano a morire, a fuggire senza speranza.

E poi il terrorismo, da cui non riusciamo a difenderci e a cui non riusciamo a dare risposte geopolitiche convincenti.

E la politica mondiale, con segnali che la vedono preda di risposte populiste che chiudono al dialogo, all’uso della ragione, e dove nuove forme di nazionalismi reazionari risorgono.

Ecco, io spero che quando nascerai troverai un mondo un pò migliore di quello che stiamo subendo.

Ma spero anche che troverai un ambiente più accogliente per questo mezzo semplice, silenzioso, pacifico che avrai deciso di usare. Perchè in bicicletta non si va a fare una guerra,  non si fa esplodere una bomba, mentre si pedala le differenze sociali fra gli uomini scompaiono. Io spero che troverai città che ti accolgano, dove ti sia permesso di muoverti dentro spazi pensati per te, ciclista, e per tutti gli altri uomini. Dove ci sia più verde, dove ci siano più occasioni per stare insieme, fermarsi a fare due chiacchiere in strada. Con più sorrisi e meno ingorghi, più spazio sulle strade per le persone e meno per tonnellate di acciaio inutile.

La bicicletta non cambierà il mondo, ma è un buon inizio per fare qualcosa, e per contribuire a renderlo migliore. I Paesi dove hanno dato un vero spazio al pedalare sono anche quelli più ricchi, socialmente più evoluti, politicamente più accoglienti, i più rispettosi per le minoranze, i più attenti alle fasce sociali emarginate, con tassi di criminalità bassissimi.

Pedalare è allo stesso tempo causa ed effetto di tutto questo.

La bici non cambierà il mondo.

O forse si.

 

 

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