Risale ormai al 2011 l’idea originale per SkyCycle, la rete ciclabile sopraelevata (200+ km., corsie larghe fino a 15 mt.) che sotto l’egida dell’archistar più aristocratica del pianeta, Sir Norman Foster, Barone di Thames Bank, avrebbe dotato Londra dell’ennesima meraviglia da città globalizzata e al tempo stesso fortemente identitaria.

Un rendering del progetto SkyCycle (Foster+Partners).

Dovuto alla passione dell’architetto per la bici, il progetto di SkyCycle ha fatto il giro del mondo durante il mandato a sindaco di Londra di Boris Johnson, fautore della Brexit, altro ciclista apparentemente sfegatato ma anche colui che nel 2012 oppose un primo secco rifiuto alla sua realizzazione, dal 2014 ferma allo sviluppo di un piano di fattibilità.

L’idea di far volare la sede ciclabile al di sopra delle strade trafficate ha diverse motivazioni. La prima è che, trattandosi di una sede separata, si può far pagare un pedaggio (nel caso di SkyCycle sarebbe stato di £ 1); poi anche che per lo stesso motivo – la lontananza dal traffico veicolare – il percorso sarebbe più rapido e sicuro. Nel caso di SkyCycle il terreno sfruttato sarebbe stato quello delle ferrovie urbane prima che degli ingorghi automobilistici, ma un altro elemento a favore della sopraelevazione è senz’altro quello di un’estetica da Terzo Millennio, quel sapore di futuro che la bicicletta sa sempre restituire a dispetto dei suoi due secoli di vita.

La California Cycleway nel 1900 (Wikimedia Commons).

In realtà, di futuro ci sarebbe ben poco, dato che l’idea di ciclabili sopraelevate risale addirittura al Diciannovesimo Secolo. Nel 1897 fu infatti avviata la costruzione di una ciclovia sopraelevata da Pasadena a Los Angeles per un totale di quasi 10 Km. Sebbene non fosse stata completata altro che per poco più di due, rimase in attività per quasi dieci anni prima di essere demolita per scarso profitto.

Era un progetto che cadeva in quella fase ancora incerta della mobilità, dove le persone non gradivano le automobili – occupavano spazio, allontanavano i pedoni dalla strada e provocavano feriti; in assoluto erano giudicate poco adatte alle città, dove tutti si muovevano molto volentieri a piedi. Viceversa, il decennio 1880-1890 aveva visto il primo boom mondiale della bicicletta, anche negli Stati Uniti, paese produttore di oltre un milione di pezzi l’anno, con trenta fabbriche nella sola Chicago, capitale delle due ruote del continente.

Cyckelslangen, il ponte ciclabile di Copenhagen, anche conosciuto come Snake, progettato da Dissing+Weitling Architecture (ph.: Dansk Arkitektur Center)

La California Cycleway, questo il suo nome, non ebbe però l’acutezza di proporsi per il commuting, e il pedaggio di $ 0.10 (circa $ 2.50 di oggi) sembrò troppo a chi usava la bici per risparmiare, piuttosto che essere disposto a farsi una pedalata tra le nuvole per solo svago, oltre che pagando un biglietto.

Dopo lo Snake (Cykelslangen), l’ormai famoso ponte ciclabile sopraelevato di Copenhagen tra le isole di Sjælland e di Amager (2014), lo stesso studio di architettura ha realizzato nella città cinese di Xiamen (3,5+ Mln. ab.) la Bicycle Skyway, una ciclovia di quasi 8 km. che galleggia a 5 metri da terra, in sinergia con una linea di Bus Rapid Transit (si chiamano così le linee metropolitane a lunga percorrenza, altrove non pensano più alle ferrovie interrate) e a un’autostrada, collegando cinque aree residenziali e tre distretti di affari.

Le ciclabili sopraelevate costruite da Dissling+Weitling Architecture in Cina non fanno rimpiangere la londinese SkyCycle, e rafforzano il concetto che le infrastrutture possono mettere allo stesso livello, in quanto a investimenti, capacità progettuale ed estetica, i diversi veicoli, senza che questi entrino in conflitto.

Molte città continuano a dare la priorità all’automobile, perpetuandone ciecamente il bisogno. Molte di più hanno già imboccato la strada del futuro che, sia essa sopraelevata o meno, passa per la diffusione strategica della due ruote a pedali come mezzo di trasporto individuale.

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