Ci sono storie di cui non sentiamo parlare e che i telegiornali non raccontano, ma che descrivono il mondo i cui viviamo meglio di tante news che riempiono i notiziari. Una di queste è la storia di Shannon Galpin, una donna americana che ha deciso di mettersi in gioco, a difesa dei diritti delle giovani donne, in uno dei primi paesi al mondo per disparità di genere: l’Afghanistan. E’ una storia di coraggio, di impegno civile. E di biciclette.

 

All’età di diciannove anni Shannon sopravvive a un terribile episodio di violenza e trascorre molto tempo pedalando in solitudine attraverso gli splendidi paesaggi del Colorado. Nel 2006 fonda l’associazione Mountain2Mountain con l’obiettivo di mettere le basi per dare un aiuto concreto a quelle donne e ragazze vittime di soprusi nel loro paese. La prima volta in Afghanistan per Shannon è nel 2008 . Tornerà in quel paese, da giornalista, diverse volte e raccoglierà testimonianze di donne segregate in casa, succubi di una cultura maschilista, violenta e arcaica. Il terzo viaggio in Afghanistan decide di farlo in bicicletta, diventando la prima donna a pedalare in terra afgana ( ogni mezzo di locomozione è vietato alle donne, in quel paese ) e l’unica al mondo ad attraversare sulle due ruote i 225 chilometri della Valle del Panijshir.

Inizia così una rivoluzione dolce, sulle due ruote. La bici funziona da agente catalitico, spiega Shannon, che, pedalando attraverso i piccoli villaggi afgani, condivide la propria cultura con quella del posto: non è più una donna, ma un viaggiatore. Meglio, un ciclista. E in questa veste beve tè, pesca e conversa con uomini che non si sentono offesi dal suo comportamento, sebbene vìoli la loro cultura tradizionale.

Il viaggio in bici si trasforma presto in una missione, in seguito all’incontro casuale con l’allenatore della nazionale di ciclismo maschile del Paese, la cui figlia esprime il desiderio di andare in bici come Shannon. Da lì si concretizza una piccola rivoluzione: la formazione di una squadra femminile nel Paese più maschilista del mondo ,che, sotto la protezione di quella maschile, si è fatta conoscere e arriva oggi a contare più di quarantacinque atlete iscritte alle categorie junior, under 23 ed elite. Queste donne e ragazze “sono consapevoli dei rischi che corrono con una scelta così lontana dai costumi tradizionali del proprio Paese, ma non pensano di scendere in strada per manifestare: hanno scelto di andare in bici perché è divertente, non per scatenare una rivolta”. Che, forse, è il modo più intelligente ed efficace per cambiare davvero il mondo. Come si vede dal sito ufficiale di Mountain2Mountain, l’attivista statunitense ha in cantiere diversi progetti per l’Afghanistan inerenti all’educazione e all’emancipazione delle donne, all’arte, alla musica e alla promozione dello sport.

La lotta che ha intrapreso Shannon Galpin, e con lei le donne afgane è in fondo una bella metafora ciclistica : puoi arrivare dovunque, se hai voglia di pedalare duro, di far fatica e hai una meta da raggiungere.

Cosa ne pensi?