E’ la legge dei grandi numeri: prima o poi a Milano un incidente mortale causato da un ciclista sarebbe comparso sulle pagine dei giornali. E cosi è stato.

Vorrei evitare di lasciar parlare l’emozione, e cerco di fare appello alla ragione. Per aiutarmi  ho deciso di compilare un elenco, asciutto quanto posso,  delle riflessioni che vorrei condividere con voi:

1) non rispettare le regole della strada è una violazione della legge, e non esistono violazioni che possono essere tollerate e violazioni che non possono essere tollerate. La discrezionalità nell’applicare la legge nega lo Stato di Diritto. Quindi un ciclista che viaggia di notte senza luci non è meglio di un automobilista che parcheggia in seconda fila. E un ciclista che attraversa a tutta velocità le striscie pedonali viola la legge come un automobilista che va a 70 all’ora nel centro storico ( oltre ad essere entrambi imbecilli: ma questa è una riflessione extragiuridica);

2) le regole della civile convivenza, cioè le leggi, sono quasi sempre il risultato finale di una cultura diffusa, di valori consolidati che diventano terreno di coltura per farle sbocciare. Dietro all’eliminazione del cd “delitto d’onore” (che di fatto legittimava l’uxoricidio da parte del marito geloso) c’è stato, prima, un profondo cambiamento nella considerazione sociale della donna.

Questo vale anche per i cambiamenti epocali che il mondo della mobilità sta vivendo. I ciclisti sono diventati, finalmente, “massa critica”, una massa critica che postula nuovi diritti, ma esige nel contempo nuovi doveri da esigere e da far rispettare.

Ma per questo gli utenti della strada (sarebbe a dire tutti i cittadini) devono essere prima di tutto educati  e sensibilizzati ad un modo diverso di muoversi sulle strade: bisogna dire a chi va in auto che la strada oggi non è più solo sua, e a chi vai in bici che un ciclista ogni due ore può ancora percorrere un marciapiede. ma due ciclisti al minuto, su un marciapiede, sono intollerabili. E questo va spiegato  al cittadino medio, che non ha appena letto la rivoluzione liberale di Gobetti, non è appena uscito da un cinema dove davano la  retrospettiva completa di Tarkowsky, e non ha appena finito di leggere Micromega.

Il cittadino medio è ignorante ( nel senso etimologico del termine: è uno che ignora), e  va educato, va informato. Nella scuola, e con campagne di comunicazione che parlino a tutti.

3) Una volta informati, però, i cittadini non hanno più alibi. E vanno sanzionati. Multare oggi un ciclista perchè non usa le luci di notte risulterebbe vessatorio e odioso (perchè non è mai stato considerata un’infrazione… in quanto mai  sanzionata) . Ma se il ciclista è stato messo in guardia ma  continua a non usare di notte le luci, a quel punto puoi anche sequestrargli il veicolo.

4) una regola aurea: in tutto il mondo le leggi vengono rispettate solo dove la loro violazione è sanzionata. Ce lo insegna, per esempio, la Svizzera, dove il controllo sulla mobilità è inflessibile e guarda caso il comportamento degli utenti della strada è inappuntabile (… e i tassi di incidentalità, ancora una volta guarda caso, sono incredibilmente inferiori ai nostri).  Ma gli  svizzeri non sono più civili di noi: hanno semplicemente paura di essere brutalizzati dai loro arcigni connazionali in divisa. E quindi filano dritti. Tanto è vero che, quando sono in Italia, cioè nella Casa delle Libertà, spesso guidano come pirati della strada ( se volete verificarlo di persona andate in bici sul versante italiano del passo dello Stelvio, per esempio).

5) Una buona notizia: anche noi italiani impariamo in fretta a rispettare le regole. Vi ricordate il divieto di fumare nei locali pubblici? Bastò un mese di tolleranza zero per eliminare completamente e per sempre quel comportamento.

6) Nota a margine: chiederei a giornali giornalisti opinionisti sociologi politici  di non trasformare, adesso,  i ciclisti da vittime in carnefici, di non farli diventare “i cattivi” dopo averli trattati per anni come “i buoni”. Ci sono ciclisti educati e intelligenti come ci sono ciclisti maleducati e imbecilli, esattamente come ci sono automobilisti educati e maleducati, e automobilisti intelligenti e imbecilli.

Punto.

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