Quello che state per leggere è stato scritto nel 2007, al mio ritorno dal soggiorno studio di un anno nella capitale francese; l’ho recuperato mettendo ordine in un cassetto (… che non ordinavo, appunto, dal 2007 )  e mi è sembrato ancora attuale. Se non la pensate come me vi consento di interrompere la lettura…

Fra i tanti problemi di cui l’uomo ha dovuto farsi carico da quanto a messo piede su questo bel pianeta ce n’è uno che non sarà fra i più spinosi, ma che gli ha dato un sacco da pensare : il problema dell’attrito radente, che per secoli ha costretto il bipede più intelligente della terra ( forse)  ad un rapporto energia impiegata-prestazioni decisamente insoddisfacente.  Poi alcuni bipedi ( più intelligenti della media ) osservano i tronchi rotolare, o un masso tondo che prende velocità  lungo un crinale… E insomma nasce la ruota!  Che trasforma lo sfigatissimo attrito radente ( sentite anche come suona bene )  in un affascinante e magico attrito volvente che sembra  annullare il nostro peso e rende il movimento fluido, filante, armonioso. Se non facciamo un peana sull’attrito volvente su questo sito, dove saremo mai leggittimati a farlo ?

Poi arriva  un motore che muove la ruota al nostro posto, e  il gioco è fatto! Il problema è che questo gioco ( cioè la tecnologia che continua a muovere le nostre ruote) è ormai obsoleto. Stiamo parlando del motore a scoppio. L’invenzione è sostanzialmente ferma  a metà 800’: da allora in poi…. design, pubblicità, elettronica ma, stringi stringi, niente di nuovo sotto il tetto! Cosi, in attesa di nuove tecnologie che sostituiscano quelle che ormai mostrano la corda, torniamo a considerare quelle ancor più antiche, che si mostrano insospettabilmente efficaci per sfuggire, ad esempio,  alla paranoia del traffico cittadino.

Una di queste l’ho scoperta a Parigi: è la trotinette (si: il vecchio, caro  monopattino).  Vi ricordate “ritorno al futuro” dove Michael J. Fox ne ruba una (negli anni 50’ del secolo scorso) ad un ragazzetto per trasformarla in un più moderno skateboard?

Giochi da ragazzi? Beh, non soltanto… soluzione definitiva alla congestione? neanche… Tornando  da Parigi ho deciso di portarmi dietro la mia fida trotinette, che li mi aveva accompagnato in lunghi raid sugli Champes Elysees, o sulla Rive Gauche; a Parigi è normale vedere uomini d’affari compunti e spesso facoltosi in monopattino insieme a studenti, donne, giovani e meno, bambini : insomma, nella Capitale francese chiunque utilizza il monopattino  che  sembra “promosso” da semplice gioco per bambini a mezzo di trasporto per i percorsi cittadini “intermodali” ( Wikipedia conferma: depuis la fin des années 1990, la trottinette revient à la mode chez les jeunes et même chez les hommes d’affaires dans les pays anglo-saxons).
Operazione questa, che non è riuscita neanche ai rollerblade, perché più adatti ai giovani e poco pratichi nel “trasporto del mezzo di trasporto”.  Se ci pensiamo, infatti, ciò che rende perfetto un mezzo di trasporto è la sua “trasportabilità”, immaginate che la vostra auto/bicicletta sparisca nella borsetta una volta arrivati a destinazione, cioè che siate voi a trasportare il vostro mezzo di trasporto. Per la trotinette questo è semplice (anche se non entra in una borsetta, a meno che il monopattino non sia troppo piccolo, o la borsetta troppo grossa): la puoi portare praticamente dove vuoi e portartela dietro su altri mezzi di trasporto (metrò, autobus, treno, auto) semplicemente ripiegandola.
Da lunedì sono tornato a Palermo, e vengo in studio alla “parigina”, cioè in monopattino, ma mi accorgo che Palermo non è Parigi, e non solo perché qui c’è il mare invece che la Senna. Vedo sguardi sorpresi per questo trentenne troppo cresciuto per simili giocchi, colgo i  commenti bonari ma imbarazzati dei miei genitori “come possono avere fiducia in te i tuoi clienti/professori”? (in realtà il prof. N.G. Leone apprezza. Almeno dice).

Ci sono le difficoltà oggettive d’uso in una città in cui lo spazio pubblico e la logica del percorso sono dimenticate! Qualcuno mi dice “qui non siamo a Parigi, qui le cose vanno diversamente…” in effetti il disagio di essere l’unico che a Palermo utilizza un tale mezzo è palpabile… allora mi chiedo (e vi chiedo): devo smettere di utilizzare quello che ritengo essere un mezzo sostenibile per me e per gli altri solo per non vergognarmi di pensarla diversamente? Io ho già la risposta e voi?

 

Foto di Ilya Boyandin via Flickr

Cosa ne pensi?