Al telefono c’è Giancarlo Brocci. La sua voce la riconosci dopo mezzo secondo, con quel suo accento toscano che sorride anche da uno smartphone. Chiama per invitarmi a San Candido, in Alta Val Pusteria, a provare l’edizione zero dell’Eroica Dolomiti, insieme a un altro manipolo di “eroici” della prima ora (io, in realtà, sono un “eroico” della seconda).

E che faccio, non vado? Infatti sono andato. Ci siamo ritrovati la sera prima in una trentina per la conferenza stampa che oltre ad annunciare, appunto, la prima edizione di Eroica Dolomiti (prevista per il 16 settembre 2017), annuncia anche la nascita del Ciclo Club Eroica, che vuole raccogliere intorno a sé e offrire servizi a chi ha della bicicletta e del pedalare un’idea molto precisa, forse aristocratica, certamente non cafona. In realtà questo club è sempre esistito, ed è formato da tutti i ciclisti che hanno “fatto l’Eroica”. Io la faccio da 5 anni, e ogni anno pedalo con seimila altre persone, e ogni anno mi sento incredibilmente in famiglia. Mi sembra di conoscerli tutti, questi ciclisti che vengono da ogni angolo del mondo. Si parte sorridenti, nessuno è nervoso, non ci sono griglie di partenza (… che già la parola griglia mi fa sentire un pollo in batteria), si vedono fisici scolpiti ma anche autorevoli pancette (segno distintivo di chi ha un certo talento per godersi la vita).

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E poi, pedalando, parli rilassato con chi ti affianca per caso, e se hai bucato e non riesci a montare un palmer si fermano in cinque per aiutarti… E’ in questo senso che il Ciclo Club Eroica è sempre esistito. E’ il Club di chi del ciclismo condivide i valori sani, le sue tradizioni emozionanti, il cameratismo, il racconto del territorio e l’idea di uomo impastato con la fatica, la polvere, il vino, l’amore per il mondo (per restare sul generico).

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Con la nascita del club adesso possiamo conoscerci, contarci, e fare insieme quel ciclismo che ci piace. Finita la conferenza stampa scambio due chiacchiere con un simpatico signore gallese e con sua moglie, come se ci conoscessimo da sempre. Poi commento il vino che stiamo bevendo con un gigante trevisano (che infatti, il giorno dopo, pedalerà su una bici del 1924, pesante come un SUV) e torno in albergo un po’ brillo, ma eccitato dalla pedalata che mi aspetta il giorno dopo.

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Il giorno dopo: una gloriosa giornata di sole, di cielo blu, di aria frizzante. E intorno le montagne più belle del mondo. Il ritrovo per la partenza è alle 9, davanti al Duomo di San Candido, ma un buffet “fuori programma” allestito dall’apt del paese a base di krapfen, succo di mela e speck ci costringe a ritardare di mezz’ora (sarebbe stato sconveniente non apprezzare l’ospitalità squisita dei valligiani…).

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Poi, finalmente, si pedala. Nel bosco, con l’odore dei larici che ti allarga il respiro, fra piste ciclabili e sentieri sterrati fino a Cortina.

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Lì ci aspetta il primo punto di ristoro che in realtà si rivela un pranzo di matrimonio da consumare proprio ai piedi della prima salita impegnativa, verso il Passo delle Tre Croci. Un filo appesantito nel corpo, ma leggerissimo nello spirito, procedo tranquillo a fianco di Giancarlo e la salita, il risotto ai finferli, i cannelloni con la besciamella non ci impediscono di chiacchierare (ci vuole ben altro per convincere me e Giancarlo a tacere per un po’). Poi, su un asfalto perfetto e poco trafficato, giù in discesa fino al lago di Misurina.

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E’ previsto un bagno nelle acque gelide del lago, ma un secondo buffet (forse non solo quello) ci impedisce di farlo. La parte più “eroica” arriva qui: dal lago di Misurina, dopo qualche chilometro ancora in discesa, tagliamo a sinistra e affrontiamo 20 chilometri in salita, di sterrato ruvidissimo, verso i 2040 metri di Prato Piazza. Il sentiero è scavato dentro il paesaggio da favola del Parco Naturale Fanes Senes Braies, con i suoi alpeggi verde smeraldo, le cime delle montagne fatte di ricami e colori inventati dai fratelli Grimm.

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A Prato Piazza si apre uno spettacolo indescrivibile, davanti al quale persino io taccio per un po’: l’altopiano è circondato dal Picco di Vallandro, Croda Rossa, e dalle Crepe della Val Chiaira, con una vista incredibile sul Monte Cristallo, le Tofane, le Tre Cime di Lavaredo. Con un bicchiere di weiss in mano sento di essere vicino alla felicità perfetta. E lo sguardo degli altri mi racconta la stessa mia emozione. Da Prato Piazza si torna a casa: prima una discesa su una strada tagliata nel bosco, stretta e liscia come un velluto, poi una discesa di quelle che un ciclista sogna sempre di trovare: una strada tanto larga da non sembrare poi cosi pendente ( … ma in realtà lo è), un asfalto perfetto, curve morbide e larghe, zero auto.

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Una discesa in cui puoi mollare il freno fino a valle, e raggiungere i 75 all’ora in uno stato di beatitudine che ti danno solo certi sogni di bambino. Sto volando. Insieme alla mia Guerciotti sto volando. Poi torna la pianura, le strade di campagna, il paesaggio agricolo pettinato e disciplinato dell’alta Val Pusteria. 100 chilometri tondi, e oltre duemila metri di dislivello positivo.

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Doccia veloce, una telefonata ai figli e alla moglie, e poi a cena, con tutti quelli che hanno pedalato insieme a me, diventati ormai un gruppo di amici affiatati. Questo è il modo eroico di godersi la bici. L’unica cosa vintage è la bicicletta. Tutto il resto è ciclismo contemporaneo, anzi, ciclismo del futuro.

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