Come  i miei dieci lettori affezionati sanno sabato prossimo parto da Milano per Sulmona, la cittadina abruzzese dove sono nato. Oltre che per farmi un fantastico viaggio in bici anche per promuovere il wolf bike tour second edition (chi vuol saperne di più clicchi qui ):

Ieri sono andato a ritirare la wolf bike, la cross road fichissima prodotta da Wilier che mi accompagnerà lungo il viaggio. “Andare a ritirare la bici” non è esattamente come “andare a ritirare gli agnolotti”. E’ il primo incontro con una entità ( stavo per scrivere “con una persona”) che hai sognato a lungo, che hai scelto fra mille, che condividerà con te molte esperienze: fortissime, bellissime, tostissime. Se sorridi leggendo queste righe vuol dire che non vai in bici e che molto probabilmente sei una donna: peggio per te (per la prima cosa naturalmente, non per la seconda).

Ritirare la bici è un po’ come andare al primo appuntamento amoroso. Sei emozionato, teso, ti chiedi se le piacerai, ma soprattutto se ti piacerà come ti piaceva quando l’hai sognata prima di incontrarla.

Solo che, rispetto ad un primo incontro amoroso nel ventesimo secolo (pardon: ventunesimo) non siete soli Tu e  Lei al primo incontro: c’è anche l’ancella, la vestale che prepara la sposa. Nei panni di un meccanico ciclista che “ti prepara la bici” e “ti mette in sella”.

Sul preparare la bici si può andare avanti con le metafora del primo incontro amoroso (l’ancella che pettina i capelli della sposa, le stringe il corsetto, l’asperge con unguenti profumati). Sul “mettere in sella” meglio non proseguire con metafore siffatte, per ragioni di pubblico pudore.

L’ancella in questione l’ho trovata da “Equilibrio urbano”, un bellissimo negozio di bici all’Isola  (quartiere di Milano che non prevede posti che non siano o fighi o fighissimi).

Già al telefono Gianluca mi era sembrato simpatico, ma quando, accogliendomi nel suo negozio mi ha detto “ecco la Signora”, indicando la mia bici, ho capito che quello era un posto giusto, e Gianluca un tipo davvero simpatico.

Poi ho visto l’officina, e mi sono detto “questo posto è veramente giusto”.

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Vi rivelo un segreto, che vale per le officine meccaniche e per le cantine di vino: se sono pulite, ordinate, vagamente asettiche, è molto difficile che si faccia un vino cattivo (per le cantine) o che si lavori male con le bici (per le officine meccaniche).

Per capirci: se tenti di mettere un piede dentro l’officina di Equilibrio urbano Paolo, il giovane meccanico (che parla pochissimo lavora moltissimo e ha lo sguardo vagamente smagato di un sommelier londinese) ti chiede gentilmente di arretrare fuori dall’officina “per ragioni di sicurezza”. Non è vero: semplicemente non vuole gente fra i coglioni, come un chirurgo cardiovascolare non amerebbe avere i parenti del paziente in camera operatoria durante l’intervento. Fantastico.

Gianluca invece, uno dei due titolari di  “equilibrio Urbano”, è il Maestro di Cerimonia.

La bici che stai andando a ritirare per lui è sempre “bellissima”, anche se il suo negozio espone bici che costano dieci volte tanto.  Non lo dice per ipocrisia, ma perché coglie l’entusiasmo nel tuo sguardo e  quell’entusiasmo lo contagia,  lo fa levitare dentro di se e te lo restituisce amplificato.

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Mentre “preparava il mezzo” e “mi metteva in sella” ( che sono procedure biomeccaniche, ma con un vago sapore liturgie religiose pagane ) Gianluca mi avrà ripetuto mille volte “… e se c’è qualcosa, anche una cosa minima che non va, mi raccomando passa che te la mettiamo a posto perché quando la usi la tua bici deve soddisfarti al 100%, dico al 100%!!! (e qui dichiaro formalmente di interrompere la metafora della novella sposa).

Alla mia Wilier ho fatto cambiare la sella originale con una sella brooks ( perché è molto comoda per lunghi viaggi, e perché è bellissima), sostituire i copertoni con dei Marathon Plus della Schwalbe (giuro che non l’azienda che li produce non mi paga, ma dimenticarsi le forature per un ciclista non ha prezzo, e se pesano qualche etto di più si sopravvive, o no?), e sostituire il gruppo pignoni originale con uno più “comodo in salita” (se vi chiedete perché, andate sul nostro account FB e leggete il post “ La disciplina è tutto” che racconta il mio allenamento per questo tour).

Epilogo.

Scrivo queste righe in sala d pranzo, mentre i miei figli guardano alla tv (per la settima volta) Iron Man 3. E pensando che in garage sonnecchia la mia wolf bike di Wilier, “preparata” per me, e che quella bici mi porterà da Milano a Sulmona lungo gli Appennini, e mi darà l’emozione più vicina alla libertà assoluta, e quindi alla felicità assoluta, sento di essere contento come ero contento da bambino, quando il giorno di Natale trovavo sotto l’albero il regalo che sognavo da un anno intero.

Grazie Wilier, grazie Equilibrio Urbano.

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p.s. L’altro socio di Equilibrio Urbano” si chiama Federico. Poche parole, sorriso timido e mite, occhi grigioverdi come certe mattine di novembre, e una barbetta rossa appena accennata da rr (randonneur randagio). Ci ho scambiato solo due parole, ma il Ciclista, li dentro, penso sia lui.

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