Alfonso Cantàfora è un signore che in fatto di ciclismo ha molto da raccontare. È uno dei tanti personaggi dell’universo – meglio, del multiverso – bici, ma con un tratto decisamente non comune. Vi racconto come l’ho conosciuto io. Un pomeriggio di qualche anno fa – il 2011, in periodo di Saloni, ero in ricognizione per una guida di Milano che stavo scrivendo. In una vetrina dei Frigoriferi Milanesi vedo una bici con un portapacchi molto originale, mai visto prima. Si vedeva che non era un prodotto di massa, ma qualcosa di artigianale, di esclusivo. Minuteria aeronautica, materiali speciali, design molto essenziale. Quanto bastava a scatenare la mia curiosità di tecno-dipendente, oltre che di ciclista. Entro, chiedo informazioni, mi viene data una brochure del Fuori Salone che conferma le mie curiosità sia sull’oggetto che sul suo progettista.

Rack-RH di BAC Milano si adatta a qualsiasi attacco o telaio.

Quando vado per cercare un contatto – avevo proprio voglia di conoscerlo, ‘sto qua – nulla. Un indirizzo, una mail, niente. Mi scateno in rete, e trovo una serie di altre notizie molto interessanti su un talento ingegneristico e di inventore davvero fuori dal comune. Con un denominatore comune sulla bici, sul suo possibile miglioramento nelle funzionalità e nelle prestazioni in quanto veicolo, ma anche come strumento di conoscenza e di sperimentazione. Ad esempio, una bicicletta piena di microfoni per “ascoltare i territori”, con dettagli altamente tecnologici (forcelle ammortizzate idraulico-pneumatiche, a steli rovesciati; frenata integrale) mai troppo evidenti. Normale che a un tipo così venga voglia di costruirsi un portapacchi secondo esigentissime specifiche. Però, niente contatti, da nessuna parte. Ho lasciato perdere, ma di tanto in tanto mi capitava tra le mani la brochure di quello strano portapacchi. Che razza di tipo, continuavo a pensare, fare di tutto per non farsi trovare. Che so, continuavo a dirmi, un sito web. Tre anni dopo, mentre curavo una programmazione sul ciclismo urbano, arriva un signore che mi chiede di poter esporre il suo portapacchi negli spazi di Expo Gate. Inutile dire che era lui.

Adesso un sito internet c’è, addirittura un telefono, e anche la possibilità di acquistare – normalmente – il portapacchi più bello del mondo, o che di brutto ha forse solo il nome: Rack-RH. A parte questo, la storia di Alfonso e del suo portapacchi non finisce qui. Alfonso è uno dei pochi start-upper che può vantare una presenza costante su tutta la filiera della sua idea.

I viaggi in bicicletta di Alfonso (2000-2008)

Si sa che andare in bici muove i neuroni, lo diceva anche Einstein e ci si può quindi credere. Si può quindi dedurre che la cura dei dettagli e l’affidabilità del Rack-RH di BAC Milano sia venuta dai tanti chilometri percorsi in sella da Alfonso, dal 2000 ad oggi. Ma non è solo pensiero progettuale: c’è anche un’invidiabile curriculum di test sul campo (cursus honorum, si potrebbe addirittura dire, per rimanere sul latino) a fare l’unicità di questo accessorio per la bici. In tutti i suoi viaggi – dall’Islanda al Giappone, dalla Scandinavia alla Spagna – Alfonso ha avuto modo di affinare la sua creatura, arrivando al punto di poterla proporre senza incertezze sul mercato: a prova di bomba, e di bici.

Il Rack-RH di BAC Milano è completamente Made in Italy, realizzato con tecnologie all’avanguardia. Nella foto, una fase di lavorazione su macchina a controllo numerico.

Il segreto di un portapacchi così perfetto sta nella passione tutta italiana – lombarda, dovrei forse dire – per la meccanica di precisione e l’attenzione sia alla funzione che al design. In un cortile della vecchia Milano, Alfonso ha la fortuna di avere uno spazio per sé, e le sue macchine. Usa personalmente il tornio e la fresa a controllo numerico. Può sperimentare, accostare materiali, idee. Quello che è venuto fuori è senza tempo, senza luogo: un accessorio indispensabile per la vita di tutti i giorni come per le vacanze; per la città, o i territori. La bicicletta è sempre lì, a guidare le ambizioni a un mondo più perfetto, o perfezionabile.

Photo: Emanuele Biondi

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