Per onestà devo dichiarare ai lettori di questa recensione che l’Autore del libro lo conosco, lavoriamo insieme, siamo amici e gli voglio pure bene. E questo favorirebbe un giudizio gratuitamente indulgente. Sempre per onestà devo però dichiarare che anch’io ho scritto un libro sullo stesso argomento, e vedere che qualcuno ne ha  scritto uno più bello del mio non mi ha fatto piacere. E questo potrebbe spingermi verso un giudizio ingiustamente critico. Ma le due forze sono contrapposte, e si annullano. Quindi sarà, la mia, una recensione sincera (anche perché il libro l’ho letto tutto, e anche sottolineato: sfido la maggior parte dei giornalisti  delle pagine culturali dei nostri quotidiani di giurare lo stesso sui libri di cui parlano, sulla testa dei loro figli).

“Dieci bici” non è il libro che il titolo suggerirebbe sia. Cioè, se volete leggere un manuale tecnico sulle più importanti tipologie di bici in commercio, o una competente guida all’acquisto del vostro prossimo velocipede, avete speso male le vostre quindici euro. “Dieci bici” è qualcosa di diverso, e di più: è un libro che in modo sintetico, competente e appassionato fa il punto della situazione sul “più grande megatrend di questo secolo“, che è appena iniziato, e cioè il tramonto dei mezzi a motore in città a la riscoperta della più grande invenzione dopo la ruota : le due ruote (a pedali).

Federico Del Prete è un uomo  che non improvvisa: studia (ama studiare), e tutto quello che dice è fondato su statistiche, studi universitari, incontri istituzionali e ricerche governative pescate da Paesi di tutto il mondo. Ma un mega trend non ha bisogno di statistiche per essere percepito. Anche nella nostra provincialissima Italia basta vedere il numero di ciclisti che ormai si muovono sulle strade, e le solenni promesse dei politici di turno  (bipartisan) sulle piste ciclabili che certamente faranno costruire e sulla riforma del Codice della strada a favore degli “utenti deboli” che certamente riusciranno a varare in tempi brevi, per capire che il processo si è innescato, e non si torna indietro. Un buona ragione per comprare questo libro: essere informati su qualcosa che non è diverso, come portata, all’invenzione del frigorifero, o di internet.

Ma il libro di Federico Del Prete va letto anche  per un’altra ragione. Come l’Autore anche il suo libro ama il basso profilo e le pagine affrontano temi importanti  (con assoluto rigore scientifico) passando però attraverso una porticina laterale, che è proprio quella di descrivere le dieci più importanti tipologie di bici in circolazione ( dalla city bike alla bici da corsa, dalla bici pieghevole alla bici da cicloturismo).

Così una delle più importanti sfide della Modernità ( sfida già vinta in molte città del mondo, e solo dichiarata in Italia) viene raccontata con uno stile da chiacchierata davanti a un bicchiere di rosso (o di bianco, ghiacciato, visto il caldo di questi giorni): si parla delle bici cruiser di moda negli States quarant’anni fa per raccontare la storia della motorizzazione di massa, nata nello stesso periodo; si descrivono le folding bikes per spiegare, sotto sotto, quanto sia vecchio ( e scemo) il paradigma secondo il quale le strade cittadine debbano essere utilizzate dalle automobili  e non dai cittadini ( e di questo paradigma analizza i costi economici: costi enormi, sia per il tempo bruciato dai cittadini di città intasate dal traffico, sia dai costi degli incidenti che questo traffico provocano).

E poi, al contrario di qualsiasi dotto manuale sulla cd ” mobilità nuova”, il libro scorre via che è una favola, pieno di aneddoti e curiosità: vi si legge della velocità massima mai raggiunta da una reclinata ( se siete curiosi -però il libro compratelo lo stesso- ve lo rivelo: 133,84 km all’ora contro gli 82,53 km all’ora raggiunti da una bici normale) ma anche delle ragioni sociologiche e politiche che spinsero Spielberg a usare una bici in ET come il simbolo della purezza e bellezza della fanciullezza, contro la goffaggine minacciosa delle automobili, simbolo, sempre in quel film, dell’età adulta.

E siccome l’Autore è una persona colta, e della cultura non si butta via niente (è bene non buttare via niente) non mancano bizzarre e godibilissime incursioni, per esempio, nell’arte contemporanea, dove l’Autore passa con grande disinvoltura dal cambio al mozzo al surrealista  Marcel Duchamp. Cosa c’entra Marcel Duchamp e il Surrealismo con la bicicletta? Andate in libreria e comprate ” Dieci bici. La bicicletta nell’era delle smart city”, se volete saperlo.

P.S.: Per la promozione del libro è stato fatto anche un book trailer piuttosto divertente (narra la leggenda che anche il video sia opera del versatile Autore): se volete guardarlo, andate qui

 

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