Sta nevischiando mentre pedaliamo dalla stazione di Legnano fino a via Juker 22, dove c’è la sede di Shimano Italia (speriamo provvisoria: per un Marchio così sogneremmo un  ufficio-flagship store fichissimo, magari in un locale del Vigorelli, dopo l’annunciato restauro).

Io e Federico ci sentiamo piuttosto orgogliosi di non aver preso l’auto per un appuntamento fuori città in una zona peraltro non servita da mezzi pubblici. Quindi, con coerenza adamantina e un filo autolesionista scegliamo, alla faccia di Big Snow,  “treno + bici”: è l’intermodalità, bellezza!

La receptionist ci squadra con la compassionevole condiscendenza che viene comprensibilmente   riservata a due picchiatelli di mezz’età che si palesano a un’appuntamento di lavoro con mantelline fosforescenti, copricaschi di plastica, bici pieghevoli al seguito, orecchie e nasi paonazzi. Chiediamo di Marco Cittadini, il direttore Marketing di Shimano Italia. E dopo dieci minuti Marco arriva.

Ha una gentilezza quasi orientale, come si usa in Giappone, e una educazione come una volta si usava anche in Italia.

Il look è quello di uno skateboarder, e infatti lo è stato. Se la barba non cominciasse a imbiancare all’altezza delle basette dimostrerebbe trent’anni. I suoi occhi ne dimostrano ancora 18: curiosi, sorridenti, accesi. Di uno che non ha smesso di cercare, e forse non finirà mai di farlo.

Shimano, quando ha voluto chiudere l’ufficio commerciale del distributore italiano per sostituirlo con una Azienda propria lo ha scelto anche per la sua esperienza: nei videogiochi.

E’ stata una mossa geniale, perché Marco ha avuto un grande vantaggio nell’analizzare il mercato della bici: non lo conosceva ancora. Così lo ha studiato senza pregiudizi, con lo sguardo del ragazzino che dice “Ma il re è nudo!” .

Con quello sguardo libero ha imparato in fretta, e oggi riesce a guardare lontano.

Vede chiaramente, per esempio, che il futuro della bicicletta non è relegato nelle piccole e chiassose tribù dei “bike addicted” ma nella vita di tutti gli italiani: alle tribù dell’ecologista, del corridore, dell’hipster-fixed (in tutti i sensi), o del cicloturista socio di Fiab, comincia ad affiancarsi il target di chi ha capito, o comincia a sospettare, che la bici sia il mezzo più economico, veloce, sano e anche divertente per muoversi in città o per spassarsela in vacanza. Cioè ogni italiano.

Cosi, sentendolo parlare di bici urbana, di e-bikes,  di nuove strategie di marketing che vogliono parlare anche a chi usa la bici per accompagnare il figlio all’asilo si ha l’impressione tonificante che lui e la sua azienda abbiano capito fino in fondo che il nuovo mercato di Shimano Italia non sono più solo io, ma è mia zia Nicolina, è mio figlio (che se fosse nato dieci anni prima mi avrebbe chiesto una moto, e adesso chiede una bici da duemila euro: non gli avrei comprato una moto, non gli comprerò una bici da duemila euro).

Se il mercato potenziale italiano è fatto da tutti gli Italiani in grado di pedalare stiamo parlando di tanta, tantissima roba.

Lo ha capito una multinazionale giapponese, e questo ci conforta. Ma quando lo capiranno i nostri politici, che  continuano a pensare che la bicicletta sia la bandiera di ambientalisti radicali e anche un po’ rompicoglioni ( e alcuni di loro, in verità, non fanno nulla per dare un’impressione diversa)?

Mentre rimugino queste cose pedalando verso la stazione ( ha smesso di nevicare, adesso piove a dirotto…la vita del C.C. – Ciclista Consapevole- è sana, ma talvolta dura) penso all’invito di Marco a rivederci, “perché abbiamo ancora tanto da raccontarci”. Gli ho proposto una cena a casa mia,con altri assatanati del pedale, a patto che non fosse stato vegetariano o, peggio, astemio. “ Siamo matti? Io da quando sono nato i paletti cerco di toglierli, non di aggiungerli”.

Un buon modo anche per fare marketing della bicicletta, oggi, Italia.

 

post scriptum. Shimano Italia

In Italia Shimano=cambio. La società di importazione che fino ad oggi ha distribuito i prodotti della multinazionale giapponese non ha mai curato il marketing e la comunicazione. E si vede.

Ma  Marco ci racconta, con l’entusiasmo e l’orgoglio di chi sa di essere entrato a giocare in una grande squadra, che la sua Azienda è decisamente altro.

Shimano, per esempio, fa ruote, e i mozzi li produce come si facevano una volta, cioè con coni e sfere assemblati (e quindi registrabili) e non a sfere sigillate. Una scelta artigianale che denuncia la cultura di provenienza dell’azienda, dove nella meccanica, come nell’arte, nella cucina, nella sartoria (e persino nel sesso) , c’è un’attenzione estrema, quasi feticistica per il particolare.  Lo stesso imprinting culturale che porta  a produrre ogni componente in casa. “Non c’è una vite, raggio (ma anche  fondello di pantalone o stringa di scarpa) che non sia prodotto in casa”

E mentre lo dice a Marco brillano gli occhi: per un uomo di comunicazione è una storia straordinaria da raccontare, quella di una multinazionale che fattura oltre un miliardo di dollari l’anno ma che pensa e produce con la testa di di un artigiano meccanico.

E poi ci dice cose che io e Federico già sapevamo (ma solo perché siamo “del settore”): -“Shimano fa tutto, tranne i telai.”. E quando dice tutto, vuol dire proprio “tutto”. Il catalogo di Shimano di prodotti per chi va in bici è sterminato,  altro che deragliatori!  Sapevate della Shimano Sport Camera, o delle sterminate collezioni di abbigliamento per MTB, race e urban? E le borse da Hipsters ,e gli occhiali? E del sistema elettrico STEPS (Shimano Total Electric Power System)  che pare regali una miracolosa  fluidità di pedalata?  E dell’acquisizione di Cateye, con l’ingresso in catalogo di computers, luci, perfino specchietti retrovisori da ciclista? O di Shimano Pro, che va dalla cassetta di attrezzi al sellino, dalla piega manubrio al portaborraccia in carbonio?

Ammettetelo, non lo sapevate…

 

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