Il 14 maggio scorso migliaia di cittadini, a Palermo e a Milano, hanno partecipato al CycloPride Day, la più grande pedalata collettiva in Italia (e forse in Europa) nata per promuovere la bicicletta come mezzo fondamentale per la mobilità urbana.

È la quinta edizione a Milano, la quarta a Palermo, e il successo della manifestazione, cioè del numero dei partecipanti cresce, inarrestabile.

CycloPride Day Milano 2017

Dal 2013 (prima edizione del CycloPride Day) ad oggi una quantità crescente di ricerche universitarie, statistiche ufficiali, studi di settore, convegni internazionali hanno dimostrato che mettere al centro anche la bicicletta nelle politiche di mobilità ha delle ragioni invincibili.

Per la salute pubblica: oltre a diminuire l’inquinamento dell’aria e quello acustico, pedalare ogni giorno diminuisce sensibilmente i rischi di malattie cardiovascolari, che restano fra le prime cause di mortalità nei paesi occidentali, e combatte efficacemente l’obesità infantile, causata anche da una drammatica diminuzione del moto quotidiano (oltre che da scelte alimentari sbagliate);

Per il traffico: l’aumento dell’uso della bicicletta rende le strade più scorrevoli, meno intasate, e tutta la città diventa più veloce (sapete qual è la nazione più car friendly del mondo?… L’Olanda!);

Copenhagen: più spazio alle bici, meno traffico per le auto

Per la sicurezza: l’aumento dell’uso della bici è direttamente proporzionale alla diminuzione di incidenti in cui sono coinvolti pedoni;

Per la qualità della vita: togliere spazio alle auto vuol dire restituirlo ai cittadini. E le strade subiscono una vera metamorfosi: tornano ad essere luoghi dove passeggiare, giocare con i propri figli, fare shopping, socializzare. Insomma posti dove vivere.

Barcellona: questa strada 5 anni fa era un parcheggio.

Per l’economia, non solo quella privata: mantenere in salute i cittadini costa meno, diminuiscono i costi di manutenzione delle strade, la maggiore velocità negli spostamenti rende più dinamica l’economia, le città diventano più vivibili, più belle, e questo promuove turismo e commercio.

La bicicletta è insomma un uovo di colombo: una tecnologia semplicissima, alla portata di tutti, che può rendere migliore il mondo in cui viviamo.

Queste semplici e inconfutabili verità, che sono già diventate i presupposti fondanti delle scelte urbanistiche di molte nazioni (non solo Olanda e Danimarca, ma Polonia, Spagna, Francia, Repubblica Ceca, Germania, Gran Bretagna…) non sono ancora prese sul serio dai nostri politici.

Il nostro codice della strada, che è del tutto “autocentrico” (stilato cioè per promuovere e facilitare la mobilità automobilistica) è vecchio di cinquant’anni, chiama le biciclette “velocipedi”, regola il movimento dei pedoni in modo che intralcino il meno possibile il traffico automobilistico. E la riforma di questo codice, voluta e promossa da un pugno di politici visionari, giace al Senato da due anni, in attesa di approvazione. Hanno cose più importanti a cui pensare.

E’ vero che il nostro Governo, due anni fa, con grande clamore mediatico, ha finalmente rubricato le spese per la costruzione di piste ciclabili come spese infrastrutturali primarie, ma poi, nei fatti, alla ciclabilità ha destinato solo spiccioli.

Solo per fare un esempio: l’autostrada Brescia Bergamo Milano (la c.d. BreBeMi) è costata 2,4 miliardi di euro (doveva costarne un terzo, ma questo è un’altro discorso) e, dopo tre anni dalla sua costruzione, continua ad avere un traffico che è un quarto di quello stimato (dopo la sua apertura, ci hanno anche giocato a pallone…).

Miliardi spesi male, malissimo.. Nel frattempo, nel 2015, la Commissione Bilancio triplica (wow!) gli investimenti per piste ciclabili: viene autorizzata «la spesa di 17 milioni di euro per l’anno 2016, 37 milioni di euro per l’anno 2017 e 37 milioni di euro per l’anno 2018». In totale, quindi, lo stanziamento per le ciclovie, le ciclostazioni e gli interventi per la sicurezza della circolazione passa da 33 milioni a 91 milioni di euro.

Ma fate due conti: per una sola autostrada, peraltro inutile, sono stati spesi (abbiamo speso) 26 volte di più di quanto hanno deciso di spendere per interventi a favore della bicicletta in tutta Italia.

E visto che abbiamo la calcolatrice in mano, facciamo altri due conti:

la BreBe Mi è costata 38 milioni di euro al chilometro. Un chilometro di ciclabile sicura (cioè protetta, con semafori dedicati etc) costa circa 35.000 euro al chilometro. Cioè: con gli investimenti di un solo  chilometro di quella autostrada avrebbero potuto costruire quasi 1.100 chilometri di piste ciclabili !!!

E’ in questo quadro che il CycloPride Day acquista un fondamentale valore di testimonianza. Sfogliando le foto dell’edizione milanese e palermitana, e guardando i numeri (oltre 20.000 presenze nelle due città) è evidente che i partecipanti non erano radical chic, ecologisti apocalittici, “nemici del progresso”.

Erano cittadini, cittadini di ogni genere, che hanno chiesto, pedalando, di essere messi nella condizione di usare di più la bicicletta, e di usarla in sicurezza: erano anziani, giovani coppie, famigliole, bambini ragazzi e ragazze quelli che il 14 maggio scorso hanno chiesto, partecipando al CycloPride Day, il diritto sacrosanto di avere spazio per una vita migliore.

Ed erano tantissimi.

Ce la faremo? Noi pensiamo di sì.

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