Il percorso del CycloPride Day Milano 2017 (14 maggio 2017, ore 10, partenza da Piazza del Cannone) lo ha pensato Fabio Lopez, bike manager della scorsa Amministrazione e profondo conoscitore della città e della sua storia. Fabio, in questo, è “figlio d’arte”: suo padre Guido Lopez ha scritto quella che forse è la più bella guida di Milano, “Milano in mano”, che lo scorso anno è stata ripubblicata e aggiornata a cura di suo figlio.

Riportiamo per esteso la descrizione che Fabio, da sempre amico dei CycloPride Day, ha fatto del percorso. Leggerlo è anche un modo di imparare quanta vita e quanta storia si annidano fra le pieghe di una città.

“CycloPride ogni anno ci porta a scoprire angoli della città che, magari, nella vita quotidiana non osserviamo quasi; dalla prospettiva del ciclista ci appaiono con una luce totalmente diversa, inaspettata.

Abbiamo dedicato il giro di quest’anno al Velodromo Vigorelli, il cui restauro è in corso di ultimazione e a breve ospiterà di nuovo le competizioni agonistiche a due pedali, sul parquet che lo ha reso celebre in tutto il mondo sportivo.
Si parte, come sempre, dalla Piazza del Cannone, facendo il giro completo attorno al Castello Sforzesco nella piazza che si appresta ad essere definitivamente trasformata in area pedonale; si percorre Via Boccaccio per raggiungere Piazza Conciliazione e di lì via Michelangelo Buonarroti: ma il monumento nella piazza omonima è di Giuseppe Verdi, perché lì il grande compositore di Busseto fece erigere a proprie spese la Casa di Riposo per musicisti, dove oggi lui stesso trova sepoltura con la sua amata Giuseppina Strepponi.
Ed eccoci di fronte a City Life, il nuovo quartiere avveniristico che ha preso il posto della Fiera Campionaria; i milanesi più attempati ricorderanno bene quando si entrava, a primavera di ogni anno, in quei padiglioni magici e variopinti, pieni di ogni ben di Dio di prodotti utili e inutili, sommo divertimento per grandi e piccini, una bolgia gioiosa: tutti in fila, ecco le novità della chimica;  filanti sono gli shuttle  da un capo all’altro del poligono e pure filante è lo zucchero nella bocca dei bambini.
La Milano capitale del progresso. Ed oggi quel progresso è nei tre grattacieli tirati in verticale oltre limiti mai raggiunti in Italia; uno è già completato da tempo, il secondo, ritorto per volere di Zaha Hadid, è alle finiture, il terzo, convesso come una parabola di Sky per il tratto di Daniel Libeskind, sta venendo su velocemente. Ma l’apoteosi della velocità, quella cara ai futuristi di Marinetti (anno 1935), è lì oltre il quadrilatero del futuro, a manifestarsi in quell’anello coperto con un ampia pensilina di ferro, dall’anima lignea del parquet di Pino di Svezia.
Girandoci attorno, la mente ci tornerà alle gloriose imprese da record, cominciando da Olmo nell’anno dell’apertura e poi Coppi, Anquetil, Baldini, Macchi. E molti ricorderanno l’unico concerto milanese dei Beatles, già celebri nel mondo ma non ancora affermati sul nostro suolo. Il Vigorelli aspetta ancora le rifiniture e manutenzioni indispensabili per riaprire i cancelli; storie di ordinaria burocrazia e di veti incrociati fra chi vuole tutto subito e chi vuole tanto in più (non solo bici) calcandoci la mano nelle aspettative e nei tempi.
Per Viale Teodorico passeremo sotto il grande padiglione fieristico del Portello, nell’attesa che qualcuno decida il da farsi, dopo che il progetto del Milan e quello successivo di altri si sono liquefatti al sole. A Piazza Stuparich avremo la sorpresa di imboccare il lungo sovrappasso (che altrimenti in bici non si può) e volare sopra la città. Per la prima volta senza auto ma solo con campanelli festanti.
Il giro della cerchia filoviaria ci porterà nei pressi dello Scalo Farini, laddove fra qualche anno, se tutto andrà bene, sorgerà un nuovo pezzo di città all’insegna del verde e della sostenibilità. Le prime idee sono state presentate nelle settimane scorse alla cittadinanza. E sempre lungo questo tratto di viali passeremo appena sotto il camino variopinto di Fernet Branca, una delle ultime grandi fabbriche che resistono in città.
Mentre dismessa è la vicina Fonderia Napoleonica Eugenia (oggi museo di se stessa), dove il bronzo diveniva campane per mezza Italia e lì si colò nello stampo il metallo per il monumento a Vittorio Emanuele di piazza Duomo. Subito dietro si noterà il campanile di S. Maria alla Fontana a segnalarci la presenza dell’elegante santuario omonimo, gioiello del Rinascimento milanese voluto dal governatore francese D’Amboise sul progetto dell’Amadeo (quello della Certosa di Pavia e del sacello di Colleoni a Bergamo, per intenderci).
La Via Melchiorre Gioia ci riporta verso il centro; pedaliamo, senza saperlo, sull’acqua. Sotto scorre il naviglio Martesana nel suo ultimo tratto oggi coperto: fu fatto costruire da Ludovico il Moro con alcuni accorgimenti nelle conche disegnati da Leonardo. La città sta meditando per una sua riapertura, in una visione di una Milano con meno auto e più spazio a pedoni e ciclisti (oltre ai barconi in naviglio, ovviamente). Svetta sulla destra il Palazzo Lombardia, cattedrale moderna della burocrazia permanente.
CycloPride Day riprende i bastioni alla altezza della Conca dell’Incoronata, monumento asciutto e astratto delle chiuse antiche. Dopo Piazza XXV Aprile ci scorre a fianco la nuova stecca tutto-vetro della fondazione Feltrinelli, per dimensione, la seconda casa editrice italiana. Lasciamo alla nostra destra il più antico stadio dell’età moderna, l’Arena Napoleonica (oggi dedicata a Gianni Brera) e la bomboniera Liberty del Civico Acquario. Ed ecco ci appare la mole squadrata della torre castellana che preserva la sala delle Asse di Leonardo da Vinci a salutarci per l’arrivo in volata laddove siamo partiti. Anche quest’anno l’esercito dei due pedali si sarà divertito.”
Fabio Lopez
Guarda il percorso su mappa qui.
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