Cracovia, in bici lungo la Vistola

Cracovia, in bici lungo la Vistola

Guardate la foto. C’è qualcosa di strano. Avete indovinato? C’è una pista ciclabile accanto a una colonna di auto parcheggiate. In più questa pista procede in senso opposto alla direzione in cui si muovono le auto. Fra un po’ vi spiego.
Ma andiamo per ordine…
Ho approfittato delle lunghe vacanze di Pasqua per organizzare un viaggetto con la famiglia. Abbiamo scelto Cracovia: gli amici che c’erano stati parlavano di una bella città; comprati con qualche anticipo, i biglietti aerei costavano pochissimo; ma sopratutto a Cracovia vive la fidanzata di un caro amico che ci avrebbe fatto da guida.
Bene. La città effettivamente è bella,e interessante: la severità dell’Impero Austroungarico è ancora trasmessa da edifici e monumenti del centro storico, il ricordo della tristezza sovietica continua a pesare sulla periferia, quando passi accanto ai “blok” dell’urbanizzazione comunista ( che peraltro sta diventando il centro dell’effervescente cultura underground dei giovani cracoviani ).Molto verde, tanti giovani che corrono pattinano pedalano lungo il fiume.
Cracovia è una città tranquilla, rilassata, un posto piacevole dove camminare, prendere una birra in uno dei tanti bar lungo la strada ( quasi tutti cool, accoglientissimi : il design polacco si sta facendo velocemente strada nel mondo ). Ma sopratutto è una città da visitare in bici.
Perché il traffico non è congestionato, gli automobilisti polacchi sono attenti ai ciclisti ( e ai pedoni ), rispettano le loro esigenze, tollerano la loro lentezza. Insomma, un sogno.
Ma dove nasce questa sensibilità diffusa a favore della cosiddetta “cultura della mobilità sostenibile”? Questa sensibilità di solito non nasce spontaneamente, senza una precisa scelta politica che la promuova.
E infatti qui i politici una scelta l’hanno fatta ( prima notizia incredibile per un italiano ) e poi l’hanno sviluppata con coerenza e determinazione ( e qui un italiano resta senza parole, quasi spaventato ): hanno deciso che il ciclista non va tanto isolato e protetto dal resto del traffico attraverso una rete di piste ciclabili ( che c’è, ed è piuttosto fitta ) ma sopratutto va integrato con le altre utenze della strada ( cioè con pedoni e automobilisti ) promuovendo così una pacifica convivenza.
Come? Semplice : hanno regolamentato il traffico ciclistico in modo da “intrecciarlo” a quello automobilistico, per costringere gli automobilisti a prestare costante attenzione a chi va in bici, fino a farla diventare un’abitudine naturale.
Ho pedalo in tante, tantissime zone trenta, dove cioè gli automobilisti entrano sapendo che gli “ospiti” sono loro, e che dovranno avere la pazienza di sopportare un ciclista davanti a loro per 10 minuti ( …così, alla fine, nelle zone trenta entra solo chi è costretto a usare la macchina, mentre gli altri si trovano a scoprire che non è poi così scomodo usare la bici, un mezzo pubblico o addirittura andare a piedi…)
Poi ci sono tante strade a senso unico per le auto, ma a doppio senso per chi pedala. Sembra una norma che istiga al Suicidio del Ciclista, ma non è così : se l’automobilista si aspetta che un ciclista possa arrivare dal senso di marcia opposto al suo, sarà più attento, andrà più piano, e si innescherà lo stesso circolo virtuoso descritto prima.
Idem per le piste ciclabili: sono disegnate accanto, e non al posto delle auto parcheggiate. E se un’auto appena parcheggiata apre la portiera? e se esce dal parcheggio proprio mentre passa una bici? Appunto : se l’automobilista sa che accanto all’auto parcheggiata scorre una pista ciclabile si guarderà dall’aprire la portiera o dal far manovra senza prima aver dato uno sguardo allo specchietto retrovisore.
A me sembra un modo semplice, low budget, pragmatico, furbo ma soprattutto efficace di promuovere l’uso della bici in città. E voi cosa ne pensate?
E cosa ne pensa chi ci amministra?

Cosa ne pensi?