Una immagine del CycloPride Day Milano2016. Città migliori e più efficienti hanno come simbolo l’uso quotidiano della bicicletta. Tra poco daremo notizie sull’edizione 2017, rimanete online!

Si susseguono, come in ogni stagione, dati e notizie sulla situazione delle città. Spesso sono cattive notizie, come per ciò che riguarda l’inquinamento fuori controllo. Mentre la popolazione sembra assopita, narcotizzata addirittura, più che dai fumi tossici forse dalle sue stesse abitudini, le amministrazioni annaspano in cerca di provvedimenti che abbassino i livelli di inquinanti e non facciano al tempo stesso precipitare il consenso. I ciclisti urbani sono intanto esposti al traffico veicolare e all’inquinamento tanto quanto pedoni e automobilisti.

Chi ha a cuore la sostenibilità, o anche solo la propria immagine, è sempre più convinto di usare la bici tutti i giorni. Indipendenza, efficienza, benessere, risparmio economico sono alcuni dei benefici che l’uso della bici come mezzo di trasporto porta con sé. Eppure, anche per i ciclisti urbani non sono tutte rose e fiori. Proviamo ad esempio a parlare dell’inquinamento. È vero oppure no che il ciclista sarebbe meno esposto degli automobilisti agli inquinanti?

La ripartizione delle fonti del PM10 a Milano. Un luogo comune senza fondamento vorrebbe che la fonte delle polveri sottili sia il riscaldamento residenziale e terziario. La maggior parte del PM10, come dell’NO2, proviene invece dal traffico veicolare (fonte: AMAT/Comune di Milano)

Un vecchio studio del 2014 aiutava a capire come la velocità del ciclista nel traffico e la sua sostanziale agilità e la possibilità di scegliere velocemente itinerari alternativi rispetto all’auto riduce di molto il contatto con polveri sottili e gas tossici prodotti dai motori, sopratutto dai diesel. In realtà, se è vero che un automobilista è sempre messo peggio – la sua esposizione è molto maggiore, essendo chiuso in una camera a gas direttamente alimentata dal veicolo subito avanti; è più stressato, più lento e inefficiente, spende di più per avere di meno, non fa moto – il ciclista non è immune da rischi. Rischi, anche notevoli, per la salute.

Il balletto dei dati e degli studi pubblicati risale in questo caso a qualche anno prima. Già nel 2011 dal Canada attivavano le prime conferme a sospetti più che legittimi, cui fece subito eco Londra. Pedalare nel traffico – o camminarci accanto – avrà innegabili vantaggi, ma espone comunque a malattie di ogni tipo. Ed è ovvio come spesso i tracciati di commuting più diretti siano quelli percorsi anche dai veicoli a motore. Quindi, date le condizioni, il ciclista urbano è essenzialmente un martire: da una parte migliora l’aria, dall’altra respira la schifezza altrui. Nuovi studi confermano il rischio.

Ma adesso arriva la ciliegina sulla torta: se le città sono inquinate, è colpa anche dei ciclisti. Anzi, quasi solo loro. Basta dare addosso alle automobili. Gli automobilisti non sono parte di una “malvagia e demoniaca confraternita di affumicatori, che vogliono soffocare le strade e i polmoni dei nostri figli”. Già, nessuno penserebbe mai che usare mezzi a motore palesemente inquinanti senza voler recuperare capacità di scelta, ad esempio verso alternative all’auto privata, sia una responsabilità. Ma Rob Flello, un parlamentare del Labour Party inglese, va oltre.

Le ciclabili sono spazio sprecato, che potrebbe essere impiegato per far scorrere meglio il traffico, piuttosto che per far passare qualche sparuto ciclista. Quando poi i ciclisti sono tanti, ecco che si blocca tutto. E l’inquinamento sale. Questi lampi di capacità di analisi non sono relegati nella sola Inghilterra, un paese che peraltro investe moltissimo nella bicicletta. Ogni tanto, ne vengono fuori un po’ dappertutto, compreso da noi. Ed ecco la lotta titanica tra le forze del bene e quelle del male, tra chi è convinto di essere nel giusto e insulta l’altro.

Pur non essendo convinto di salvare il mondo, chi usa la bicicletta tutti i giorni vorrebbe invece sentirsi non solo rispettato, ma addirittura capito. Una bicicletta in più è un’automobile in meno, non il contrario. La maniera migliore per evitare congestione e inquinamento è non usare l’automobile, non dare la colpa ai ciclisti se non si passa. Roger Geffen, direttore politico di Cycling UK, l’associazione nazionale inglese, ha ribattuto a Flello che una strada di scorrimento lascia passare 2.000 automobili l’ora, o 14.000 biciclette. Scelga lui cos’è più pratico.

È sempre più sfidante capire come comunicare valori e contenuti di un cambiamento sempre più urgente per le nostre città. Certo, se gli interlocutori sono questi, stiamo freschi. Si fa già fatica a coinvolgere in decisioni determinate ed efficaci chi è dalla parte della sostenibilità, figuriamoci avere un dialogo con politici e amministratori di questo livello, oltretutto di partiti “progressisti” come il Labour, devo aggiungere. Forse sarebbe il caso di fargli fare un’esperienza di commuting ciclistico, magari due dubbi in più potrebbero anche arrivare.

Come molte città europee anche Londra, per fortuna, sta andando in direzione di vietare i diesel, anziché le piste ciclabili. Il danno che le automobili fanno non è solo alle vite degli automobilisti, al punto da non fargli capire la realtà, ma anche a quelle di chi sceglie di non usare l’auto. Va bene martiri, ma addirittura cornuti e mazziati, no grazie.

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