A Macon, una cittadina della Georgia statunitense, si è svolto lo scorso settembre un programma sperimentale di ciclabili che sarebbe interessante ripetere anche qui da noi, in una qualsiasi città italiana. Macon, che può vantarsi di aver dato i natali a Little Richard, è una città di quasi centomila abitanti; credo che la stessa operazione si possa fare anche in una grande città metropolitana, distribuendo gli interventi in diversi quartieri nello stesso momento.

Nell’ottobre del 2015 la Knight Foundation ha lanciato un bando per finanziare le migliori idee di sviluppo per le città. Tra le idee dichiarate vincitrici (32 su 4500) nel marzo del 2016 c’è stata quella di Macon, che ha messo in piedi una partnership tra molti soggetti locali e internazionali, tra i quali l’agenzia di sviluppo urbano canadese 8-80 Cities di Gil Peñalosa, amico di CycloPride Italia. 

ph. courtesy Macon Connect – 8-80 Cities

Il progetto rispondeva alla domanda: come connettere al meglio gli abitanti di Macon tra loro e con i luoghi dove vogliono andare? La risposta vincente è stata progettare Macon Connect, un programma di ciclabili pop-up. Sono ciclabili provvisorie, sperimentali. Se vogliamo, funzionano come una palla di vetro, nella quale vedere il futuro. Già, perché a volte non si riesce a fidarsi in anticipo di un cambiamento. Né i cittadini ad adottarlo, né gli amministratori che devono decidere in favore di esso a metterci la determinazione necessaria.

Servono o no le ciclabili, piste o corsie che siano? Si fa fatica a capirlo, se queste infrastrutture, costose e di lunga realizzazione specie nei centri storici italiani, sono di lenta realizzazione o più spesso di estensione troppo limitata. Anche se è forse la moderazione del traffico (Zone30, pedonalizzazioni, riduzione della sosta) a offrire la soluzione per una maggiore efficienza e sicurezza della ciclabilità, è vero che una griglia minima (#minimumgrid) di ciclabili sul territorio è essenziale per incentivare le persone a usare la bici tutti i giorni, offrendo riduzione del rischio e itinerari veloci.

ph. courtesy Macon Connect – 8-80 Cities

Prima di entrare nel merito di finanziare i progetti, la Knight Foundation aveva spesato gli amministratori di Macon per una settimana a Copenhagen con l’aiuto di 8-80 Cities, affinché sperimentassero l’uso che i danesi fanno dello spazio pubblico e della bicicletta. “La usano come noi l’automobile”, è stato il commento unanime a proposito della due ruote a pedali. Portare tutti i Maconites a nella capitale scandinava non era certo possibile, ed ecco nascere l’idea di Macon Connect. Facciamo in modo agile una piccola griglia di ciclabili provvisoria, in modo da vedere se le persone le useranno o no, si sono detti quei signori.

Novanta volontari locali hanno preso pennelli e vernici e in cinque giorni hanno tracciato otto chilometri di corsie ciclabili, trasformando di fatto una città fino a quel momento basata sull’uso dell’automobile. Risultato? Misurando la ciclabilità sul tracciato per un mese prima e il mese dopo l’evento si è visto come nella settimana di durata di Macon Connect l’aumento delle bici sul tracciato pop-up fosse aumentato del 854% (inizialmente, il sindaco aveva concesso due soli giorni, ma sarà rimasto copenhagenizzato e ha aumentato il periodo). Oltre a cittadini più contenti, Macon Connect ha creato sicurezza nello spazio pubblico e una socialità migliore.

ph. courtesy Macon Connect – 8-80 Cities

Le città stanno cambiando, in meglio: anche se non sembra, il processo di innovazione è avviato. Da Tirana a Londra, da Bogota a New York sono davvero poche le città che non abbiano messo in campo provvedimenti a favore di una maggiore sostenibilità e migliore qualità della vita e dello spazio pubblico. Anche l’Italia prende parte al cambiamento, anche se forse con minore determinazione di altre nazioni; anche da noi, in ogni caso, il punto di non ritorno è ormai superato. La motorizzazione di massa ha i giorni contati.

2014: Sperimentazione di Slow Town a Calsalmaggiore – CR (ph. courtesy matteodonde.com)

In Italia alcuni piccoli esperimenti di riprogrammazione dello spazio pubblico in senso sostenibile e socializzante sono stati già fatti, con successo. Un successo tanto più grande, se si pensa al nostro tasso di motorizzazione e a come le nostre strade siano generalmente parcheggi, piuttosto che luoghi condivisi. Sono anche passati agli onori delle cronache esperimenti clandestini di guerrilla cycling, come le famose ciclabili fai-da-te, dette anche popolari, viste a Roma. Tutto ciò è servito: Roma ci ha guadagnato almeno una maggiore attenzione alla ciclabilità da parte dell’amministrazione, e la nomina di un bike manager cittadino, e forse anche un po’ più di decisione e coordinamento per portare avanti un progetto importante come il GRAB.

Un rendering di un tratto di GRAB

Dalle nostre parti, un altro po’ di palla di vetro, in modo però più strutturato e sostenuto in sede istituzionale, ci vorrebbe. Certo, anche solo far finta di connettere una piccola rete ciclabile provvisoria vorrebbe dire accorgersi della quantità di automobili che c’è in giro, e che ostacolano di fatto la famosa griglia minima. A Macon, la sosta su strada non è garantita, e quando c’è è scoraggiata, come in tutti gli USA, che hanno infatti la metà secca di automobili private per abitante rispetto a noi. Da noi le ciclabili ci sono, ma funzionano male. Avete provato mai a chiedervi perché? Da qualche parte però bisogna pur cominciare. Quand’è che proviamo, con il consenso e la partecipazione delle istituzioni, a fare anche nelle nostre città un giro di ciclabili pop-up? Noi di CycloPride Italia siamo pronti.

Roma. La ciclabile clandestina di S. Bibiana (dal 2014)

Iscriviti a CycloPride Italia APS, scopri i vantaggi!

 

Cosa ne pensi?