L’aria che tira

Capita di incappare in notiziole marginali che riescono a far capire come gira l’aria più di notizie da prima pagina. Oggi ne ho letta una che mi ha fatto venire il buonumore: Peugeot, la casa automobilistica francese, ha prodotto una bici pieghevole elettrica con la batteria che può essere caricata nel bagagliaio dell’automobile.

Che cos’è l’intermodalità

E’ un’idea furbissima per promuovere la cd intermodalità (cioè l’uso combinato di auto + bici, o di bici + treno etc), che è a sua volta una delle risposte più efficaci al traffico caotico che soffoca le città e ai tempi biblici degli spostamenti dei pendolari verso il loro luogo di lavoro. Immaginate di lavorare a Milano (Milano Sud, per esempio) e di vivere a Bergamo. Arrivati alle porte della città, se non volete attraversarla da nord a sud nel folle traffico delle 9 del mattino e avete una bici sull’auto, potete parcheggiare all’estrema periferia, dove trovar parcheggio non è una caccia al tesoro, tirare fuori dal bagagliaio il vostro mezzo a pedali col gesto di chi la sa lunga (perché effettivamente, se lo fate, la sapete lunga) e sfrecciare verso il vostro ufficio o verso la prima fermata della metro pedalando.

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Io ho una bici pieghevole, e vi assicuro che usarla in combinata con una automobile (ma anche con un treno, una metro) è fantastico: i tempi di spostamento si riducono, lo stress diminuisce, l’incubo parcheggio non esiste più. Insomma, ti senti più libero (e meno pirla, sensazione che dovrebbe provare, e forse prova, chi è bloccato in una coda, alle nove del mattino, con una tonnellata di acciaiao intorno per trasportare i suoi 70 chili e coprire un paio di chilometri).

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Usiamo l’auto (solo) quando serve

Scherzi a parte, ciò di cui stiamo parlando è un nuovo approccio al “last kilometer”, cioè la modalità di percorrenza dell’ultimo tratto di strada che non è necessario, è scomodo, è inutile, fare in auto. Non è un pensiero nuovo: da anni, per esempio, DHL sta lavorando a una rivoluzione logistica, che prevede immensi magazzini alle porte delle grandi città, in cui arrivano i mezzi a motore, ma da cui partono per il centro solo piccoli mezzi a pedali: più veloci nel traffico, meno ingombranti da parcheggiare, e soprattutto più rispettosi dei cittadini e della città.

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Ma perché una grande casa automobilistica ha deciso di lavorare in modo strutturato su un progetto del genere, che tende a limitare un uso indiscriminato e ottuso dell’automobile? Se una grande azienda multinazionale fa un passo del genere la risposta non è solo: green washing. La tendenza a interpretare il modello di mobilità autocentrico (parto da casa con l’auto, e voglio parcheggiare davanti al bar per farmi un cafferino) ha dimostrato l’impossibilità di essere perpetuato, pena il collasso delle metropoli, e l’ulteriore decadimento della qualità della vita di chi vi abita.

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L’utopia possibile

Le case automobilistiche (molte case automobilistiche) hanno capito che non è più possibile nascondere questa semplice verità, che sta diventando anche moda:  per un giovane andare in bici è diventato più “figo” che andare in bici, nonostante il bombardamento di spot pubblicitari dove “belli impossibili” cuccano come matti per merito delle loro auto, vivono esperienze psichedeliche (spiccando il volo da una scogliera, diventando supereroi etc etc) sempre per merito delle loro auto. Ma soprattutto troppe nazioni, ormai, applicano modelli nuovi di mobilità e dimostrano che non è utopia immaginare metropoli con la metà delle automobili a cui siamo abituati per scoprire – sorpresa!!! – che la collettività risparmia un mucchio di soldi, che il commercio rifiorisce, che la salute pubblica migliora, che la città si muove molto, ma molto più velocemente. E che il posto dove abitiamo diventa immensamente più bello da vivere.

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Sono verità elementari, ma di una forza assoluta. Chi se ne rende conto, vincendo i pregiudizi culturali di sessant’anni di “autocentrismo”, non torna più indietro. Un po’ come per la lavatrice: provate a consigliare una famiglia di mollarla e di tornare a lavare con soda e cenere ai bordi di un ruscello. Ecco: quello che viviamo oggi (almeno in Italia) è ancora il medioevo della mobilità: ma la rivoluzione è già in atto un po’ ovunque, e le case automobilistiche sanno che non hanno chance di arginarla. Allora devono cavalcarla. Questa è davvero una bella notizia. E la dice lunga su come saranno le nostre città fra 10 anni. Svegliamoci, e camabiamo modo di muoverci, come abbiamo cambiato modo di mangiare, comunicare, stare insieme.

P.S. tra l’altro, il progetto Peugeot è davvero bello.

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