Cara Bicicletta,

oggi sono 200 anni precisi che esisti, e ti scrivo questa lettera per farti gli auguri. Sono stati due secoli di crescita, di sconfitte, di grandi gioie, di vittorie: di vita, insomma. La leggenda vuole che tu sia nata per causa di un vulcano, quel Tambora così lontano dalla Germania dove fosti pensata e di fatto nascesti, ma così vicina alla tua futura funzione di simbolo di uno stile di vita migliore, più evoluto e rispettoso della natura.

La Moulton Double Pylon, una bici smontabile da 20”, completamente fatta a mano con materiali ad alta tecnologia. Negli ultimi due secoli la bicicletta non ha mai smesso di esprimere innovazione ed estetica funzionale, rappresentando sia un nuovo stile di vita che una modalità di spostamento basata sull’intermodalità e la condivisione.

L’eruzione del Tambora (5-15 aprile 1815) e quelle di altri due vulcani nei Caraibi e nelle Filippine, dal 1812, diedero vita a una delle più grandi catastofi ambientali che la storia ricordi: l’Anno Senza Estate, il 1816. Quell’anno gran parte del mondo fu avvolta da una spessa nube di cenere, e la luce solare fece così fatica a passare che furono persi tutti i raccolti. Ci fu una terribile carestia, con nevicate perfino ad agosto. Qui da noi in Italia il cielo fu rosso per lunghi mesi, e rossa la neve, che cadde inesorabile tutto l’anno.

L’eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia (5-15 aprile, 1815)

Si era da poco concluso il congresso di Vienna, tramontato l’astro di Napoleone. Insomma, uno di quei periodi… di passaggio. Morirono molti animali da trasporto, fino a quel momento l’unica forma di veicolo per la mobilità individuale. I raccolti nord europei e nord americani furono distrutti. In più, il mondo stava uscendo da una picola era glaciale, che durava dal medioevo; il Sole era ai suoi minimi di emissione di energia; insomma, cara Bici, come ben saprai fu un disastro. Fu l’ultima grande crisi di sopravvivenza del mondo occidentale.

Un disegno tecnico della Draisina, del 1817. Chiamata Laufmachine (macchina da corsa), sopravvive oggi nelle balance bike (bici senza pedali) utilizzate per insegnare la bicicletta ai bambini.

Fu allora che un uomo ebbe l’idea. Se questa crisi non dovesse passare, si disse, come faremo a muoverci, se ai cavalli non avremo nulla da dare da mangiare? Karl Von Drais era un uomo molto avanti rispetto alla sua epoca. Che io sappia, fu l’unico nobile, sì, un aristocratico, che rinunciò spontaneamente al suo titolo di Barone. Diventò il signor Karl Drais. Sarà forse anche per questo che vieni da sempre additata, cara Bici, come una pericolosa sovversiva. Fu un anno pieno di sommovimenti, perfino spaventoso. Mary Shelley scrisse Frankenstein, o il moderno Prometeo, al chiuso di un rifugio svizzero, dove John William Polidori per gareggiare con lei scrisse a sua volta Il Vampiro, ben prima del Dracula di Bram Stoker. Le popolazioni soffrirono rivolte e violenze per ottenere il cibo; forse fu proprio per le privazioni che iniziò la corsa al Far West americano.

Il tuo moderno papà pensò: ci vuole una macchina, una macchina che possa garantire all’uomo di muoversi con le sue forze, con efficienza e benessere. Fu da quel pensiero così evoluto che nascesti. Già sulle prime il risultato fu eccellente, nonostante nascesti davvero rudimentale. Due ruote da carretto, un sedile ricavato da un trave di legno, una specie di manubrio: niente pedali, quelli arriveranno più tardi. La mattina del 12 giugno del 1817, quando tutto fu pronto, riuscisti anche così a far vedere la tua meravigliosa capacità. Poco più di un’ora per fare sedici chilometri, dal centro di  Mannheim alla prima stazione di cambio cavalli a metà strada per Heidelberg, la Schwetzinger Relaishaus di Rheinau, e ritorno. Che divertimento!

“Fanteria Anti-Damerini”, si intitola questa immagine del 1819. Dai suoi esordi, la bicicletta non mancò di sollevare conflitti con il mondo che si preparava a sostituire. In quei primi anni, fu l’economia dipendente dal cavallo a soffrire del successo del nuovo mezzo. Un veterinario e un maniscalco mettono in fuga una comitiva di proto-ciclisti (Dandy) in gita dalla città alla campagna (Wellcome Images, London).

Il mondo non fu più lo stesso. La carestia passò, e i cavalli continuarono a svolgere la loro funzione per un altro bel pezzo di storia. Ma il tuo germe era ormai inoculato nella nostra civiltà, e tu avviata a un progresso inarrestabile. Hai deliziato i ricchi e i poveri, rendendoli uguali, anche se solo per lo spazio e il tempo di una pedalata. Hai fatto muovere miliardi di persone con il vento tra i capelli, col sorriso sulle labbra. Hai fatto provare a innumerevoli bambini la gioia del volo e della velocità, li hai fatti diventare grandi, intelligenti. Ci aiuterai a cambiare le nostre città, oggi oppresse da troppi veicoli a motore.

Volevo quindi ringraziarti, e augurarti altri due secoli di meraviglie, tu che sei nata da un cambiamento climatico così drammatico, e che quello altrettanto drammatico che viviamo oggi potrai aiutarci a risolvere.

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