La bicicletta non è solo un mezzo di locomozione rivoluzionario, uno strumento potentissimo per dare risposte molto semplici a molti problemi complessi della contemporaneità, il migliore attrezzo fitness della storia etc etc etc.

la bicicletta è anche una bandiera dell’emancipazione femminile. La storia parte da lontano, da quando le donne erano ingabbiate in corpetti soffocanti e si muovevano portando dietro gonne fatte da metri e metri di stoffa plissettata. Per pedalale le prime cicliste furono “costrette” a indossare pantaloni  (orrore!!!), ed ad appoggiare il loro fondoschiena su un accessorio le cui vaghe sembianze falliche facevano inorridire preti e benpensanti in doppiopetto. Ma sopratutto, pedalando, le donne dimostravano per fatti concludenti il loro desiderio di indipendenza negli spostamenti e nella gestione del loro tempo.

Questo succedeva in Occidente più di un secolo fa. Ma oggi la bicicletta sta diventando una bandiera di libertà e di emancipazione in quei Paesi ancora oscurati da una discriminazione sessuale che sembra incredibile esista ancora all’alba del terzo millennio.

L’Occidente in questo è molto avanti, certo, ma non sempre   così “avanti” come si pensa: nel nostro Paese, tanto per fare un esempio, la fattispecie penale del “delitto d’onore”, che di fatto legittimava l’uxoricidio per motivi di gelosia, è stata eliminata dal codice penale negli anni ’70 ( non 1870, ma 1970).

Ma scavando fra le pieghe di questa nostra apparentemente acquisita parità dei sessi si scoprono delle lacune che hanno dell’incredibile.

Pochi sanno che in Italia, nell’anno domini 2015, le donne non posso praticare professionalmente lo sport del ciclismo. Esistono squadre di  atlete talentuose e sempre più donne pedalano  (e pedalano forte, fortissimo), ma esiste ancora una normativa che impedisce loro di fare le cicliste di professione.

Incredibile? incredibile. Ma vero.

Anche per questo una giovane regista,  Antonella Bianco, con un gruppo di colleghe e amiche ha deciso di realizzare un film che parli della bicicletta al femminile, e ne parli, come dire ” dalla parte delle donne”.

Per produrre questo film, che sarà anche un film sulla poesia che la bicicletta porta con se (” rondine meccanica”, l’ha definita una delle nostre migliori poetesse, Vivian Lamarque) stiamo lanciando un progetto di crowdfunding, che parte il 7 ottobre prossimo.

Per saperne di più andate qui

E per rimanere informati sugli sviluppi del progetto, oltre che sul nostro account Facebook, potete collegarvi all’account fb vogliounaruota.

Ora non vi resta che contribuire. La causa è nobile. le donne se lo meritano. Anche come cicliste.

 

Dimenticavo!!! Di questo film esiste un tesser molto carino. Eccolo.

 

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