Le Ghost Bike (bici fantasma) fanno tristemente parte del paesaggio di molte città. Sono biciclette dipinte di bianco, lasciate sul luogo dove una cittadina o un cittadino ha perso la vita pedalando. È ormai da qualche anno che se ne vedono anche in Italia, nelle città dove più forte è stato il contributo di #Salvaiciclisti, il movimento che a partire dal 2011 ha cambiato radicalmente – in tutti i sensi – il dibattito sulla sicurezza stradale in Italia, non solo ciclisticamente parlando.

Una ghost bike a Milano

Da tempo alla triste memoria dei luoghi si è affiancato un altro modo di sensibilizzare le città su questo problema. La Ride of Silence è una pedalata silenziosa organizzata in molte città del mondo (la prima a Dallas nel 2003, sono ormai 48 le nazioni ospitanti) che vuole affermare il diritto di ogni cittadino a non morire per colpa di una motorizzazione fuori controllo, attirando l’attenzione sulle vittime in bicicletta.

Paolo “Rotafixa” Bellino, Bike Manager del Comune di Roma, accanto alla Ghost Bike di Eva Bodhalova in Via dei Fori Imperiali.

Domani 17 maggio in due città italiane, Milano e Roma (qui la mappa delle ghost bike di Milano), come in tutto il mondo il terzo mercoledì di maggio, si terrà viva la memoria dei ciclisti vittime di una motorizzazione di massa fuori controllo, della quale ogni giorno sentiamo purtroppo parlare. Il modo è pedalare, Ride of Silence, appunto.

Nonostante molti progressi siano stati fatti, almeno nella sensibilizzazione su questi temi, le strade sono ancora troppo insanguinate. Il numero di agenti di polizia stradale o locale per abitante in Italia è ancora tragicamente basso rispetto alla media europea, sotto le due unità per 100 abitanti. Le nostre strade hanno un “codice genetico” fin troppo compromesso dalla predominanza dei mezzi a motore, in particolare l’automobile privata.

La riforma del codice della strada, che potrebbe salvare vite e denaro pubblico, è misteriosamente ferma al Senato da oltre due anni. Nel frattempo, i cittadini che hanno scelto di muoversi in bicicletta aumentano sempre di più. Si può solo sperare che serva a condividere la strada in sicurezza tra tutti i veicoli e soprattutto con i pedoni, ma l’aggressività e l’intolleranza nei confronti dei soli ciclisti non lascia ben sperare.

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