La seconda edizione del Wolf bike Tour, come lo scorso anno, parte da Sulmona. 

Perché Sulmona? Semplicemente perché il presidente di Cyclopride Italia, che l’ha organizzata, è nato a Sulmona ( sarei io). E’ stato un tributo sentimentale ai luoghi della mia infanzia, alle mie prime pedalate  per gli Appennini abruzzesi e alla bellezza di quelle montagne antiche, che hanno nomi bellissimi: Monte Amaro, Sirente, Gran Sasso, Velino. 

Allora pedalavo con sandali di cuoio ai piedi, e braghe corte color cachi: trent’anni fa se non eri un professionista ti vergognavi a vestirti di Lycra

Da Sulmona sono emigrato molti anni fa, ma per me l’Abruzzo resta il luogo interiore che conserva il dna profondo di quello che sono (nel bene e nel male) e il segreto del profumo dell’origano selvatico, i lampi gialli delle ginestre in primavera, l’incontro col  lupo sul Monte Coccia,  che trotterella con quella sua andatura un po’ scazzata a meno di duecento metri da me. Ma fermiamoci qui, che poi divento troppo sentimentale.

Vi raccontavo questo perché, un anno fa, in una delle strade più milanesi di Milano, Corso Como, incontro un compaesano. Da giovani non ci frequentavamo perché era più giovane di me di 2 anni (che a cinquant’anni sono niente, a 18 sono tantissimi e infatti ancora adesso che ha compiuto cinquant’anni suonati per me è un ragazzino) . Con Aldo abbiamo cominciato a uscire in bici, divertendoci  e divertendo i nostri amici a parlare un abruzzese un po’ vero un po’ inventato, greve, pietroso, “cafone”, per citare Ignazio Silone, visto che siamo in tema.

Un giorno Aldo, pedalando in Val Trebbia, mi dice ” sarebbe bello arrivare a Sulmona da Milano in bicicletta”. Ruminavo quell’idea da anni, e quindi ho risposto, con pacata incoscienza, “facciamolo”. Aldo non prende le cose per scherzo, e sopratutto ha la capacità organizzativa prodigiosa di  un tour operator ossessivo compulsivo  (io purtroppo sono ossessivo compulsiva su molte altre cose, ma molto molto meno utili). Dopo una settimana l’itinerario era disegnato, dopo due settimane individuati tutti gli agriturismi dove dormire.

Partiremo sabato 20 giugno, pedalando fino a Parma in pianura, e poi su per l’Appennino, lungo strade  e luoghi che conosco solo per i nomi che hanno dato ai caselli autostradali.  Settecento chilometri, cinquemila metri di dislivello, bagagli caricati sul portapacchi.

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Ci saranno anche Enrico, architetto nato e cresciuto a Milano, e Lorenzo, consulente finanziario milanesissimo anche lui. Per chi segue questo blog sono vecchie conoscenze.

Qual’è il senso di questo tour, oltre al fatto che vagabondare in bici per una settimana con tre amici cari lungo l’Appennino è già una cosa che ha un grande senso?

Vogliamo dimostrare che l’Italia è il paradiso dei ciclisti. Cioè: comunque la pedali, anche partendo da un punto A a un punto B scelti a caso o solo per ragioni sentimentali e autobiografiche, non puoi che trovare paesaggi meravigliosi, cibi stratosferici, strade zitte, accoglienza indimenticabile ( non passiamo né in  Liguria né in Val D’Aosta n.d.r.), Arte e Cultura ovunque.

Sarà vero? seguiteci sull’account Facebook di Cyclopride o di wolf bike tour, e lo scopriremo insieme, dal 20 al 26 giugno.

A proposito: stavolta abbandono la mia vecchia, cara Colnago per testare la Wolf bike realizzata da Wilier per il wolf bike tour. E’ una  robusta bici da ciclocross molto versatile su tutti i terreni,  ma agile come una bici da strada,  con freni a disco e rapporti che consentono anche  chi non è allenatissimo come me di portarsi in giro 15 chili di bici ( compreso il bagaglio) senza chiedersi ogni due minuti ” chi me lo fa fare”. Quelli di Wilier l’hanno testata con grande soddisfazione alla Parigi Roubaix. Si farà onore anche in questa occasione?

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