Un passaggio del CycloPride Day Milano 2016

Un passaggio del CycloPride Day Milano 2016

Quest’anno le strade di Palermo, Milano e Bologna hanno visto di nuovo passare il colorato corteo di CycloPride, nel caso di Bologna per la prima volta, nel caso delle altre due città per la quarta e terza, rispettivamente. In tutto, almeno 35.000 persone. Un fiume di gente in bici, con il suono dei campanelli, i palloncini, i sorrisi e le risate. Biciclettate, pedalate come ce ne sono forse tante, specialmente nella bella stagione, a sostegno di cause le più diverse. Come tante o qualcosa di più? Con l’orgoglio che è nostro proprio (il CycloPride, appunto) direi che le nostre sono di gran lunga le più affollate, le più trasversali, se non altro; da noi trovi il bike messenger tatuato con la scatto fisso come la mamma, che magari non pedala tutti i giorni ma vorrebbe un casino, con la sua olandesina e il bambino dietro sul seggiolino.

Ma non è una gara, e il mondo dell’attivismo a favore di uno stile di vita e di mobilità migliore dell’attuale non ha certo bisogno di fare a chi ce l’ha più grosso. Anzi, il contrario. Abbiamo – movimenti, associazioni, cittadini – bisogno di condividere idee e stare uniti sulle pratiche, mostrare che siamo un continente ben solido, non un arcipelago separato da bracci di mare. Bike Pride, Bicinfesta di Primavera, Bimbinbici, Sunrise Bike Ride, Critical Mass, Massa Marmocchi, e chi più ne ha più ne metta sono dello stesso sangue: many rides, one blood, e scusatemi l’inglese, ma mi è venuto bene.

Queste biciclettate (pardon, preferisco pedalate, biciclettata è come se qualcuno te ne tirasse una in testa) fatte nei giorni di festa servono a far vedere, per breve tempo che sia, una città diversa, meno rumorosa, più gentile e rispettosa. Meno sciatta, più aperta; perfino più veloce, anche se sembrerebbe il contrario. Servono a far crescere l’orgoglio di usare un mezzo facile e divertente, oltre che efficiente, per portare questa sensazione anche nel trantran dal lunedì al venerdì, quando è meno scontato immaginarsi in bici. È lì che il cambiamento si vedrebbe davvero, è lì che è meno scontato pedalare.

Scrivo queste cose perché un amico mi ha chiesto: “Ma a che serve fare ‘ste pedalate? Poi vanno tutti in macchina!”. Non è vero, gli ho detto. Andranno sì in macchina ancora molti, ma molti di questi non è che siano proprio contenti. È solo che non riescono a immaginarsi diversamente. Molti, e lo si vede chiaramente nelle nostre città, hanno iniziato a usare la bici. Molti sono ancora convinti che l’automobile sia irrinunciabile per la mobilità individuale, altri iniziano però giustamente a dubitare, e sono tanti. Questi ultimi hanno bisogno di essere incoraggiati, di un aiutino. È provato: se inizi a usare la bici è sempre più difficile tornare indietro. Si va avanti, quindi!

 

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