Anche quest’anno ” ho fatto l’Eroica. Non vi parlerò delle emozioni che ancora una volta mi ha dato una delle manifestazioni ciclistiche più belle del mondo, ma di un pensiero che mi è venuto mentre pedalavo, o meglio mentre bloccavo  con del nastro adesivo un freno che si era rotto.

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Qualcuno sostiene che, quando si ama davvero, dell’altro si ama tutto:  ” le sue dita, il difetto del suo naso, il suo odore… amiamo il suo limite”.

Se questo è vero l’Eroica è, per i ciclisti, la Festa degli Innamorati. Perchè il giorno dell’Eroica, prima che una giornata meravigliosa fra i paesaggi del Chianti pedalando su vecchie bici da corsa lungo strade bianche,  è una dichiarazione d’amore alla bicicletta. La dichiarazione d’amore più bella, poetica e sincera che sia mai stata celebrata, insieme, da migliaia di ciclisti.

strade bianche

strade bianche

Se ami qualcuno di lui ami tutto: i pregi e i difetti, le qualità e i limiti, il potere di farti star bene, ma anche  di farti stare da cani.

Con L’Eroica, della bici, si ama tutto, ma proprio tutto: la bellezza essenziale e antimoderna di un design fatto di otto tubi saldati, ma anche l’approssimazione di una tecnologia pensata da vecchi artigiani e non da avveniristici computer,  su cui l’uomo può però ancora intervenire con le proprie mani, mettere alla prova la sua capacità di improvvisazione, la sua creatività. Una tecnologia, per cosi dire, umanistica. Mentre pedalavo ho visto un sellino tenuto insieme da improbabili accrocchi di viti ( quella originale si era spezzata), un cambio fissato al forcellino, letteralmente, con dello spago. E comunque si va avanti, si continua a pedalare.

La bicicletta, fra quei paesaggi sublimi ( ci ho pensato un po prima di usare un aggettivo tanto impegnativo, ma è quello giusto)  ti regala momenti di estasi: su un alba che illuminava con le sue dita rosa, come direbbe Omero, le colline senesi e, in fondo, il profilo merlato della città ho visto un ragazzo danese che, sceso dalla bicicletta, davanti a quello spettacolo continuava a dire fra se e se ” belisimo belisimo belisimo”. Quando sono ripartito non aveva ancora smesso.

belisimo belisimo

belisimo belisimo

Ma la bici non è solo piacere: è anche fatica che ti fa scoppiare i muscoli e il cuore. La mitica ( pardon : eroica) salita di Monte Sante Marie, per esempio, non finisce mai. Quando pensi di essere arrivato in cima vedi un altro pezzo di strada in salita, e poi ancora uno, e uno. E  la bellezza di quella strada bianca che si snoda fra le Crete non riesci più a vederla, perchè il sudore ti cala sugli occhi, e quel paesaggio lo odi.

C’è solo la fatica, la voglia di imprecare, e l’ostinazione di non dargliela vinta a quella fottuta salita. Alla fine in cima ci arrivi e alle imprecazioni che hanno costituito la colonna sonora della tua ascesa si aggiunge la domanda finale. Chi me lo ha fatto fare? Chi ama la bici, come tuti gli innamorati ama anche questo: la sofferenza dell’amore vero.

ma chi me lo fa fare?

ma chi me lo fa fare?

E poi, con l’Eroica, vince chi arriva in fondo, non chi arriva prima: la competizione è una questione privata. Con gli altri ciclisti invece si chiacchiera, ci si aiuta a cambiare un palmer, si beve insieme un bicchiere di vino. Questo è ciclismo. Il resto, tutto il resto (di cui non parlo ma che conosciamo bene), è spazzatura.

la vita è bella

la vita è bella

Sentirsi liberi, bere e mangiare, le discese ardite e le risalite ( grazie Battisti), cameratismo, bellezza ovunque : l’amore vero.

the end

the end

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